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Essere attrice nel nome dell'amore
5/24/2006
ROMA – Nel nome dell’amore. La prima enciclica di papa Ratzinger, che rappresenta una sorta di “guida” per il suo pontificato, è incentrata sull’amore e la carità. Pubblicata nel gennaio del 2006, è stata commentata durante un incontro organizzato dalla Lumsa. Il binomio “amore – caritas”, per Benedetto XVI, è sempre più necessario nella società odierna per vivere in “una società più giusta”. Monsignor Angelo Comastri, citando lo scrittore russo Fëdor Dostoevskji, presenta la figura di Gesù Cristo. L’autore di “Delitto e castigo” affermava: “Vivo nel secolo dei dubbi. Sono figlio di questo secolo fino al midollo. Non esiste nessun essere più simpatico, perfetto, ragionevole di Gesù Cristo. Non solo non esiste, ma non può esistere”. Secondo il Monsignor Comastri, “i credenti conoscono poco Gesù, che rappresenta l’approfondimento del volto di Dio che si è completato a noi attraverso Dio”. Per il filosofo Benedetto Croce “l’unica rivoluzione è la rivoluzione cristiana” e “Gesù è l’unica possibilità di uscire dal pantano che è il nostro orgoglio”. Per quanto riguarda l’amore incondizionato di Gesù diretto verso gli ammalati, i lebbrosi e tutti i reietti della società, per Monsignor Comastri “solo chi è il figlio di Dio può amare così l’uomo. Neanche noi potremmo arrivare a tanto. Cristo è il superamento dell’odio, Gesù porta una forte rivoluzione teologica nel modo di pensare di Dio. Il Signore vuole la salvezza al cento per cento, vuole salvare tutti, ci si perde perché si è rifiutato il Suo amore”. L’amore e la caritas sono il binomio su cui si fonda tutta l’enciclica di Benedetto XVI. “L’amore è quanto di più libero possa esistere, nessuno può imporre l’amore. L’amore è il potere di Dio, la vera onnipotenza dell’amore è la crocifissione di Gesù. In quella croce è entrato l’amore di Dio, Gesù nasce nel nostro cuore e attraverso di esso possiamo guardare l’amore nel volto delle persone”, ha concluso Comastri. Una testimonianza diretta è stata offerta da Claudia Koll. L’attrice che ha da tempo abbandonato le scene, ha raccontato che al momento della sua nascita stava per morire così come sua madre, ed è stata cresciuta da una nonna materna che aveva perso la vista la causa delle precarie condizioni di salute della madre. Descrivendo le scene dei film che vedevano è nata la sua passione per il cinema. Parlando della sua vita afferma: “due sono stati le mie necessità fondamentali: il bisogno di amore, cercato in uomini sbagliati e con la paura costante di essere abbandonata. Il secondo è la ricerca della verità che mi faceva recitare scegliendo il metodo americano dell’immedesimazione nel personaggio”. È per colpa di un personaggio che non riusciva ad interpretare che si riavvicina alla fede, “il Signore piano piano ha guarito le ferite e mi ha rimesso in cammino. Solo così ho potuto capire gli errori che ho fatto”. Ricorda di quanto ha rifiutato un prestigioso contatto perché si sentiva di tradire quella fede a cui si era da poco riavvicinata. L’esperienza più toccante è stata però quella che la Koll ha vissuto in Africa che l’ha cambiata radicalmente facendole capire quali sono le vere cose di valore: “un’attrice è viziata, ha tante cose inutili”, è circondata da oggetti “superflui”. In Africa afferma “ho capito cosa sia la vera povertà e mi ha reso consapevole di un vero cambiamento e di un amore particolare per tutte le persone che soffrono”.
CHIARA LAGANÀ (LUMSA NEWS)
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