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Europei soddisfatti e italiani speranzosi
17/01/2007
ROMA - Tredici anni, tredici momenti per osservare le tendenze del consumatore italiano ed europeo: lo scorso 10 gennaio si è enuta a Roma la presentazione della tredicesima edizione dell’Osservatorio di Findomestic Banca sul consumo dei beni durevoli. Scattando una fotografia al clima di fiducia dei cittadini europei nel 2006 e dei loro livelli di consumo, l’Osservatorio Findoestic, in collaborazione con Cetelem, ha intervistato i cittadini di dodici paesi europei per raccogliere le loro opinioni e rapresentare le loro abitudini e propensioni di acquisto in termini di consumo. Si osserva allora una certa omogeneità dei liveli di fiducia europei, certo, delle differenze tra paese e paese rimangono, com’è ovvio che sia, ma appaiono un po’ meno evident rispetto a quelle degli anni passati. Nel 2006, il voto medio degli europei intervistati progredisce solamente di un decimo dipunto: alla richiesta di un giudizio sullo stato del proprio Paese, in una scala da 1 a 10, gli europei si sono dati 4,8 rispeto al 4,68 dello scorso anno. Il voto resta ancora al di sotto del cinque, il che, se da un lato non è entusiasmante, dall’altrofa ben sperare per il futuro, e questo cauto ottimismo è probabilmente frutto di una crescita generalizzata dell’economia europa nell’ultimo anno. Prestando uno sguardo alla sola Italia, si scopre che i giovani sono più positivi degli anziani (4,9 contr 4,6), che chi ha studiato (4,9) è meno preoccupato di chi si è fermato alle medie inferiori (4,6) e che gli uomini sono appenaun po’ più cauti (4,8) delle donne (4,9). Si dimostrano più fiduciosi però gli italiani sulla evoluzione del Paese da qui a unanno: se il voto medio dato al presente è di 4,8, quello per il futuro prossimo sale a 5,5. Tuttavia, stilando una classifica pr regione, si possono notare le diversità più interessanti: i punteggi variano, dal massimo del Trentino Alto Adige (6,0) al miimo della Campania (5,1). Tutti speranzosi, dunque, sulle sorti della nazione ma ciascuno con un diverso punto di partenza e ‘arrivo. Questa è l’Italia vista da dentro: una visione sfaccettata, multipla, caleidoscopica. Ma se questo è lo sguardo di ogn regione verso il suo “esterno”, come viene valutato, invece, il suo “interno”? Autovalutando la propria situazione regionale il ventaglio dei giudizi si apre decisamente, e passa dal 6,8 (massimo che si identifica ancora una volta con il Trentino AltoAdige) al 3,8 (minimo che si raccoglie, di nuovo, in Campania). Comprese in questo ampio intervallo troviamo le varie regioni,che si dispongono in graduatoria secondo un ordine geografico: prima, tutte quelle del Nord e del Centro, poi, tutte quelle delSud e delle Isole. Questo quadro dimostra come le popolazioni delle varie regioni mantengano correttamente una visione separaa di ciò che accade nella nazione considerata nel suo insieme e di ciò che, invece, più da vicino interessa il proprio territoro di appartenenza. Passando dal macro al micro, si è analizzata la situazione del Lazio. Prendendo in considerazione la qualià della vita, il Lazio è la prima Regione che si situa al di sotto della media nazionale se si percorre l’Italia da Nord a Sud. I fattori che inducono i laziali ad esprimere un giudizio critico sono la situazione abitativa, quella per i servizi sanitarie per il sistema scolastico formativo. Lo svantaggio si riduce se si esamina la situazione occupazionale ed il sistema dei trasorti, seguiti dal livello dei consumi e dalla sicurezza per il cittadino. Solo l’offerta per il tempo libero riscuote nella regone un punteggio più elevato che nel resto d’Italia. Una regione culturalmente appagata e viva, dunque, che manifesta un cero affanno e preoccupazione per la sua quotidianità, sentendo di non poter contare su strutture economiche e sociali sufficienteente dotate per soddisfare le molteplici esigenze del cittadino, in un’Italia non troppo soddisfatta del presente ma un po’ piùottimista per l’immediato futuro.
MARIA ELENA RIBEZZO (LUMSA NEWS)
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