ROMA – È iniziata la corsa verso la legge di Bilancio del 2027. L’approvazione di oggi, 2 ottobre, in consiglio dei Ministri, del Documento programmatico di finanza pubblica apre a un percorso ostico per la manovra. Il governo di Giorgia Meloni si trova ad affrontare una congiuntura particolarmente sfavorevole tra la crisi energetica e la necessità di sostenere imprese e famiglie. Tutto mantenendo prudenza, perché i tassi in salita e lo spread oltre i 118 punti base lanciano avvertimenti chiari.
Le richieste italiane a Bruxelles
Proprio alla luce di queste difficoltà, negli ultimi mesi l’esecutivo ha chiesto alla Commissione europea maggiore margine di manovra su quattro questioni. La prima riguarda l’introduzione di una tassa europea sugli extraprofitti delle società petrolifere. La seconda è la possibilità di incrementare le spese destinate a Difesa ed Energia tramite la “clausola di salvaguardia nazionale”, evitando così che queste uscite vadano a incidere sul deficit. Una misura, questa, che secondo il governo potrebbe portare verso l’uscita dalla procedura di infrazione europea. La terza richiesta, invece, spinge per una temporanea sospensione dell’Ets, il meccanismo europeo che attribuisce un costo alle emissioni basato sul principio “più inquini più paghi”. Infine, nell’ultima postilla della lettera di Meloni, si chiede un allentamento delle regole europee sul contenimento della spesa, difficili da rispettare dato l’aumento dell’inflazione, ora al 4,2% rispetto al 3,3 di agosto. Su questo il ministro degli esteri, Antonio Tajani, ha chiesto a Francoforte di “mettersi una mano sulla coscienza”, perché “l’inflazione che c’è oggi è un’inflazione esogena, non endogena”. Quindi, ha aggiunto il vicepremier, “l’aumento del costo del denaro non farebbe che peggiorare la situazione”.
La risposta dall’Ue: “Abbiamo già dato flessibilità ai Membri”
Davanti alle richieste italiane, Bruxelles ha chiuso le porte. “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha detto la portavoce della Commissione, Paula Pinho, ancor prima di leggere la lettera firmata da Meloni. Pinho ha ricordato che una delle richieste di Roma è già stata esaudita: la deroga alla clausola di salvaguardia, inizialmente prevista solo per le spese militari e successivamente estesa anche agli interventi energetici.
Lo scostamento di bilancio
Anche grazie a questa maggiore flessibilità su armi ed energia, secondo Tajani, “potremo già oggi dire che ci sarà lo scostamento di bilancio. Attorno ai 7 miliardi per quest’anno”. “Dovremmo presentare a Bruxelles una serie di proposte e, una volta approvate, potremo essere operativi”, ha aggiunto il vicepremier. Le cifre circolate nelle ultime ore parlano di un intervento complessivo da 28 miliardi di euro: 14 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, sempre divisi tra risorse energetiche e militari.
La frattura Meloni-Salvini sugli armamenti
Ed è proprio sullo scostamento che si è aperta una frattura tra i vertici della maggioranza. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, si è scontrato con Meloni perché ritiene “sia meglio aspettare” per le richieste all’Ue, ma la leader di Fratelli d’Italia tira dritto, essendo convinta che sia meglio affrontare la questione sotto elezioni. Il vicepremier sarebbe preoccupato dal ritorno di immagine che potrebbe avere un’aumentata spesa per il riarmo, cosa a cui la Lega si oppone da tempo. Da quanto emerge, lo scontro avrebbe portato a un compromesso: uno scostamento da 28 miliardi, invece che 36, con un taglio operato solamente sul comparto militare.


