Dall’ombra dei tetti di Tel Aviv alle luci dei riflettori. Dopo una settimana di programmazione, il documentario diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, premi Oscar per No Other Land, continua a conquistare il botteghino, superando la soglia dei 3 milioni di euro.
Un botteghino da record
Sono quasi 400 mila gli spettatori che sono andati in sala per ascoltare le testimonianze, anonime, di 24 militari e uomini dell’intelligence israeliana. Confessioni rese e responsabilità svelate per ricostruire il funzionamento del sistema alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Un successo non troppo aspettato, considerando che il film sarebbe dovuto rimanere nelle sale soltanto per tre giorni, dal 28 al 30 settembre 2026. La forte risposta del pubblico ha invece spinto a prolungarne la programmazione.
Il film, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, secondo i dati Cinetel, già nei primi tre giorni il documentario aveva incassato oltre 1,8 milioni di euro. A questi si sono aggiunti altri 1,2 milioni incassati nel weekend dall’1 al 4 ottobre, tenendo testa alle altre principali novità arrivate nelle sale, raggiungendo così la cifra di 3.033.586 euro.
Un film che scuote spettatori e vertici israeliani
Il risultato al botteghino riflette soprattutto l’impatto sociale e politico internazionale della pellicola. Tra elogi e accuse, Naza è diventato un film capace di attirare l’attenzione non soltanto gli spettatori, ma anche i vertici politici israeliani. A partire dal premier Benjamin Netanyahu, che lo ha liquidato come un concentrato di menzogne. Di fronte all’onda del successo, da Israele arriva un contro-documentario, Naza: The Real Story, che apre un nuovo capitolo nelle polemiche intorno al film, contestato da una parte dell’opinione pubblica israeliana e da esponenti del governo.
A conferma della risonanza mediatica raggiunta, il film sarà inoltre disponibile gratuitamente online, probabilmente a partire da novembre, “come parte dell’impegno dell’organizzazione di notizie nella diffusione del giornalismo indipendente” sul sito del The Guardian che lo ha coprodotto, assieme a Jonathan Glazer.


