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Frode al fisco, indagato il figlio del deputato Angelucci. “Dimostrerò la mia innocenza”

di Renato Paone13 Marzo 2015
13 Marzo 2015

giampaolo-angelucci_lapUn’altra bufera si è abbattuta sul gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci. Giampaolo Angelucci, figlio del parlamentare di Forza Italia, Antonio, è indagato in un’inchiesta della Procura di Roma che ha portato alla luce una serie di fenomeni collusivi in verifiche fiscali legate alle società attive nel settore della sanità, la San Raffaele spa e la Roma Global Service srl. Ad Angelucci sono contestati i reati di collusione e concorso in rivelazione di segreto d’ufficio in un procedimento che oggi ha portato all’arresto, su ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli, del luogotenente della Guardia di Finanza, ora in pensione, Giovanni Cecchini. Ai domiciliari, invece, sono andati il soprintendente Rosario Attinelli, il maresciallo Metello Schiavone, il commercialista Arnaldo Rossi e l’imprenditore Mattia Amici, tutti coinvolti nella frode.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti a seguito dell’apertura di verifiche fiscali nei confronti delle due società, sarebbe emerso un meccanismo di trasmissione di comunicazioni riservate finalizzato a garantire alle società la contestazione dei soli rilievi fiscali già oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questo meccanismo un ruolo primario sarebbe stato svolto da Cecchini: le indagini hanno scoperto un analogo comportamento messo in atto rispetto a un’altra attività di polizia tributaria svolta nei confronti di una catena di supermercati operanti a Roma e che faceva capo a Mattia Amici.
Angelucci, tramite l’ufficio stampa del gruppo San Raffaele, ha commentato: «In relazione alle notizie riportate oggi dagli organi di stampa in merito all’inchiesta della Procura di Roma su presunti fenomeni collusivi in verifiche fiscali, nel manifestare la piena fiducia nella magistratura, sono certo di poter dimostrare l’assoluta estraneità alle accuse».

 Renato Paone

Aggiornamento

Il 29 ottobre 2021 il maresciallo della Guardia di Finanza Metello Schiavone, imputato di “collusione del militare della Guardia di Finanza continuata e aggravata in concorso”, è stato assolto dal Tribunale militare di Roma “per non avere commesso il fatto”.

 

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