ROMA – In Italia c’è “squilibrio fiscale” anche per l’imposta sul reddito delle persone fisiche: dal 47% dei contribuenti arriva alle casse dello Stato solo il 5% del totale. Circa nove milioni di contribuenti non pagano l’Irpef. Quasi l’80% del contributo è a carico di circa il 30% degli italiani, mentre il 70% paga solo il 20%. Lo ha rivelato il report di Itinerari previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024 presentato ieri, giovedì 24 settembre, al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Numeri che hanno fotografato una realtà nota.
Il report di Itinerari previdenziali 2024
Mentre la riduzione dell’imposta per il ceto medio resta in cima alle priorità del governo per la prossima manovra, quest’ultima è legata, come sempre, all’incognita risorse. Dal report è emerso che, nel 2024, su una popolazione di 58,9 milioni di italiani, i lavoratori sono 42,8 milioni e i contribuenti che hanno versato almeno un euro in tasse sono stati poco più di 34,1 milioni, ma i restanti 24,8 milioni, il 46% degli italiani, “non ha redditi, non paga tasse e vive a carico della collettività e beneficia di tutti i servizi dello Stato”, è scritto nell’analisi.
Da 9 milioni di contribuenti nemmeno un euro
Dal 47% dei contribuenti, quelli con redditi fino a 20mila euro, arriva alle casse dello Stato soltanto il 5% dell’Irpef totale. Guardando ai redditi più alti, emerge che chi dichiara più di 100mila euro paga il 22,25% dell’imposta. Tra questi, i super ricchi con redditi superiori a 300mila euro, pagano appena il 6,37% e quelli tra 200 e 300 mila euro ancora di meno: il 3,56% dell’Irpef. Ci sono poi circa 9 milioni di contribuenti che non versano un euro: circa 1,14 milioni di dichiaranti denuncia un reddito nullo o negativo e non paga né tasse né contributi.
Chi paga realmente l’Irpef
Il risultato è che il grosso della tassa è a carico di poco meno di 8 milioni di contribuenti: sono quelli con redditi da 35mila euro, il 18,78% dei dichiaranti, che contribuiscono al 65% di tutto il gettito Irpef. Aggiungendo anche i redditi da 29 a 35 mila euro, risulta che il 30,2% degli italiani paga il 78,7% delle tasse. In questo scenario, il governo conferma l’obiettivo di estendere in manovra il taglio della seconda aliquota Irpef ai redditi tra 50 e 60 mila euro. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo conferma l’ipotesi, ma professa cautela: “Precondizione: la copertura”. L’esponente di FdI apre anche a una flat tax per i giovani e sembra destinata ad entrare in manovra anche la cedolare secca per gli affitti dei negozi.
Nodo pensioni e fondi per la manovra
Altro tema sul tavolo, le pensioni. La Lega punta su quella anticipata a 64 anni, ma c’è da sciogliere il nodo dell’aumento dell’età pensionabile, con il mese in più che – senza interventi – scatterà da gennaio. Forza Italia, nel mentre, prepara la proposta per un “piano strategico per gli anziani, il Silver Act”, che va dalla salute all’assistenza domiciliare, dall’adeguamento degli appartamenti all’innalzamento delle pensioni minime. Intanto i numeri della Ragioneria dello Stato rivelano il peso degli interventi di flessibilità nell’accesso alla pensione adottate negli ultimi anni. Le misure introdotte dal 2019 e poi prorogate sono finora costate “circa 41,3 miliardi di euro”. Dati non condivisi dal leghista Claudio Borghi: “Basta falsità – dice – gli anticipi non fanno esplodere i conti”.


