PAVIA – “Si vive a fatica. E oggi io non sto vivendo, perché la mia vita o è chiusa in camera, o dall’avvocato, o in trasferta, quando magari andiamo ad incontrare i consulenti”. Andrea Sempio torna a parlare in televisione mentre la nuova indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi si avvia verso un possibile processo. Ma, oltre a respingere le accuse, prende posizione anche sulla condanna di Alberto Stasi: “Secondo me è giusta”.
Le parole di Sempio
Intervistato a ‘Porta a Porta’, il 38enne insiste sugli elementi che lo riguardano. L’impronta 33 “non è attribuibile a nessuno”, mentre sulla scarpa numero 42: “L’ho provata e non mi entrava. Tutte quelle che ho ancora in casa, anche vecchie, sono 44”. “Ci sono cose – aggiunge Sempio – che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente. Mi sembra che siano più logiche e spiegate come sono state spiegate ai tempi”.
Il test nascosto
Nel frattempo, dalle carte interne del Ris di Parma emerge un elemento relativo agli accertamenti sulla bicicletta di Stasi che non finì mai nel fascicolo processuale. Si tratta di un test specifico per l’emoglobina che risultò negativo. Nelle carte acquisite dai pm pavesi compaiono inoltre dati negativi sul dna cercato sui pedali della bici il 20 settembre 2007. È uno dei punti al centro del filone parallelo che riguarda l’operato degli investigatori della prima indagine.
La difesa in Tribunale per le intercettazioni
Si muove anche la difesa di Sempio. Angela Taccia si è recata stamattina in Tribunale a Pavia per ascoltare le intercettazioni definite “non rilevanti”. L’obiettivo, ha spiegato la legale, è prepararsi anche “in vista di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, di un processo”. “Rimaniamo convinti che se non si fosse creata la bufera che abbiamo visto, Andrea Sempio non sarebbe stato coinvolto nella nuova indagine”, ha ribadito Taccia evidenziando ancora una volta la linea della difesa.
Un altro atto del Ris non depositato nel 2007
Un ‘foglio di lavoro’ acquisito al Ris di Parma l’11 settembre scorso dalla Procura di Pavia è un altro atto, oltre a quelli già conosciuti, che non sarebbe stato inserito nelle relazioni inviate ai pm che nel 2007 indagavano sul delitto di Garlasco. Nel documento “bu_p_bis”, datato 26 settembre 2026, si dava conto di analisi su un campione di Dna, sempre riferibile alla bici di Alberto Stasi, e quantificato in parte come “Dna umano” in parte come “Dna maschile”. Il dettaglio è contenuto nell’ultima consulenza dei pm firmata dagli esperti Previderé e Grignani.


