STRASBURGO – Non solo la guerra spacca l’Europa ma anche il suo impatto sull’energia. Le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sui costi della guerra sollevano un polverone tra i socialisti che la attaccano per aver giustificato l’attacco all’Iran.
Von der Leyen: “10 giorni di guerra costati all’Ue tre miliardi di euro”
“Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei tre miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo il prezzo della nostra dipendenza”. Così la presidente della Commissione europea alla plenaria del Parlamento europeo. “Stiamo già vedendo l’impatto della situazione in Medio Oriente sull’energia ma i nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati. Questo però non significa che siamo immuni allo schock dei prezzi”, ha sottolineato.

La risposta dei socialisti
I socialisti però l’attaccano. La capogruppo dei socialisti e democratici al Parlamento europeo Iratxe Garcia Perez, parlando in Aula, ha criticato le parole di von der Leyen. “Inacettabile che lei abbia giustificato l’attacco contro l’Iran dicendo che non dovremmo piangere per il regime iraniano. Ha ragione però su una cosa: nessun democratico piange per la dittatura degli ayatollah. Un regime che ha brutalmente represso il suo popolo e ha destabilizzato l’intera regione per decenni”, ha evidenziato. Non solo. Garcia Perez ha aggiunto che una cosa è non piangere per il regime, “un’altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti”.

Il compito della Bce
La Banca centrale europea dovrà discutere di vari scenari nella sua riunione del 19 marzo dopo la guerra in Iran. Il conflitto infatti introduce “un elemento di volatilità in un mondo già complesso, rendendo le posizioni molto più difficili”, ha detto il vicepresidente della banca centrale Luis de Guindos. Quest’ultimo ha inoltre avvisato su una possibile amplificazione dello schock energetico, “in grado di condurre a un impatto ancora più intenso sull’attività economica”.
La Ue è spaccata sul sistema Ets
L’Emission trading system è il principale strumento dell’Ue per ridurre le emissioni di gas serra. Fissa un tetto massimo di Co2, emettendo quote commerciabili tra aziende per ridurre le emissioni del 62% entro il 2030. Ma adesso il contesto è cambiato. Per la presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni è necessaria una sospensione temporanea del sistema sulla produzione di energia. Madrid e i paesi nordici non sono però d’accordo. “Bisogna ridurre i prezzi di elettricità e carburanti, difendendo al contempo le chiare ambizione climatiche dell’Ue”, ha detto il premier svedese Ulf Kristersson. La vicepresidente della Commissione Teresa Ribera ritene un errore abolire l’Ets, per cui “una revisione è già prevista”. D’accordo 100 aziende del continente, che hanno avvertito Palazzo Berlaymont: abolendolo si rallenterà anche il raggiungimento degli obiettivi di competitività dell’Ue.
L’assenza di Macron
Italia, Germanie e Belgio hanno riunito in videocall 21 leader a margine del summit dei 27 di Aiden Biesen. L’obiettivo è trovare una quadra sul tema dell’energia in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Sul tavolo la volontà di abbassare i prezzi di petrolio e gas. Nella lista dei Paesi presenti spicca l’assenza della Francia. Fonti diplomatiche transalpine spiegano l’assenza informando come il presidente della Repubblica Emmanuel Macron abbia partecipato prima a un’altra iniziativa sull’energia, presiedendo il secondo summit internazionale sul nucleare civile. La sua assenza non è passata inosservata, anche per la sua posizione.

Per Macron infatti è necessaria una sospensione del sistema Ets, in attesa di una sua più ampia revisione. Per un leader atteso assente, un altro leader è presente. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha infatti partecipato alla videocall, dopo non essere stato invitato nella riunione del mese precedente. Mentre il conflitto in Medio Oriente continua, l’Europa tenta il compito più difficile: rimanere unita.


