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Iran, migliaia di morti dopo le proteste. Trump: “Teheran vuole negoziare”. Aperto un canale di dialogo con gli Usa

di Antonio Fera12 Gennaio 2026
12 Gennaio 2026

Fotografie del leader supremo dell'Iran, Ali Khamenei, vengono bruciate da un gruppo di manifestanti a Londra, in Gran Bretagna, 11 gennaio 2026 | Foto Ansa

TEHERAN – “I canali di comunicazione con gli americani sono aperti”. Da Teheran arriva un segnale di disponibilità al dialogo con gli Stati Uniti e a rivelarlo è il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei. Il messaggio sembra confermare le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che nelle scorse ore aveva parlato di un regime “pronto a negoziare” con la sua amministrazione. Segnali di distensione dopo una serie di minacce iraniane: solo 24 ore prima il presidente del parlamento di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, aveva avvertito: “Se gli Usa ci attaccano, colpiremo Israele e riterremo obiettivi legittimi anche le basi americane nella regione”. Dettagli su un’offensiva americana erano stati anticipati anche dal Telegraph: “Washington prepara cyberattacchi contro il regime di Khamenei”. Intanto il regime manda un sms alle famiglie: “Tenete i figli lontani dalle proteste”.

Il bilancio delle proteste

La ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) nel suo ultimo comunicato – diramato nella notte tra l’11 e il 12 gennaio – ha dichiarato che il bilancio delle vittime a causa delle proteste in Iran “ha raggiunto quota 544”. Ma l’organizzazione ha anche affermato di aver ricevuto altre 579 segnalazioni di decessi, ancora in fase di indagine. “Delle vittime segnalate finora, 483 erano manifestanti, mentre 47 erano membri dell’esercito o delle forze dell’ordine iraniane. In totale sono stati uccisi anche otto ragazzini”, si legge nella nota di Hrana. Il numero di persone arrestate, stando ai dati circolati nella notte, è di 10.681.

Video mostrano decine di cadaveri in sacchi neri e ammassati in strada

Un video verificato dall’agenzia Afp mostra decine di cadaveri ammassati fuori dall’obitorio di Kahrizak (a sud di Teheran), con gruppi per i diritti umani che affermano che si tratterebbe di vittime colpite “dalla repressione delle proteste da parte delle autorità iraniane”. Il filmato mostra corpi avvolti in sacchi neri e ammassati in strada, con i parenti alla ricerca dei propri cari. L’obitorio è noto come centro di diagnostica forense e laboratorio della provincia di Teheran. Diversi gruppi per i diritti umani hanno accusato le forze di sicurezza, “colpevoli di aver represso due settimane di proteste con il fuoco, sfruttando la chiusura di internet”.

Frame dei video pubblicati sul profilo X di Iran Human Rights sui cadaveri in sacchi neri e ammassati in strada a Teheran, 11 gennaio 2026

Cina: “No a interferenze straniere in Iran”

Intanto da Pechino arriva la condanna a quelle che vengono definite “interferenze straniere in Iran”. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, dopo che il presidente americano Donald Trump ha riferito che i militari Usa stanno valutando “opzioni molto concrete” contro Teheran, ha aggiunto che Pechino si oppone “alla minaccia dell’uso della forza nelle relazioni internazionali” e invita “tutte le parti a fare di più per favorire la pace e la stabilità in Medio Oriente”. La Cina importa dall’Iran una quota importante del suo fabbisogno di petrolio, “pari al 13-15%”.

Araghchi: “Situazione sotto controllo totale, presto tornerà internet”

Per il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi “le proteste sono diventate violente e sanguinose per fornire un pretesto a Trump per intervenire”. Lo scrive Al-Jazeera. Nel corso di un incontro con un gruppo di diplomatici stranieri, Araghchi ha dichiarato “che la violenza è aumentata nello scorso fine settimana, ma che ora la situazione è ora sotto controllo totale”. Il ministro ha anche affermato che internet verrà presto ripristinato nel Paese.

In programma a Teheran manifestazione pro Khamenei

La tv di stato iraniana ha diffuso immagini di manifestazioni filo-governative in diverse città del Paese. Questo mentre la versione in inglese di Press TV, canale ufficiale di Teheran, ha trasmesso in diretta cortei con centinaia di partecipanti a Zahedan, Rasht, Ilam, Arak e nella provincia dell’Azerbaigian settentrionale. I manifestanti sventolavano bandiere della Repubblica islamica e ritratti della Guida suprema Ali Khamenei. La tv ha definito i partecipanti “iraniani uniti contro il terrorismo” e ha accusato Stati Uniti e Israele di sostenere quelle che ha definito “rivolte” antigovernative. Secondo Press TV, altre mobilitazioni pro-regime sono previste nella giornata di oggi, 12 gennaio, anche a Teheran, alle 14 ora locale (11.30 in Italia). Intanto il regime manda un sms alle famiglie: “Tenete i figli lontani dalle proteste”.

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