NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 15:20 del 24 febbraio 2026

HomeEsteri La volontaria Keuleers: “A Gaza gli asini sono usati come taxi”

L’unico rifugio a Gaza
“Nostro veterinario ucciso
durante il cessate il fuoco”

Sulala Animal Rescue continua a salvare

“Evacuazioni sono sfide più difficili”

di Irene Di Castelnuovo20 Febbraio 2026
20 Febbraio 2026

La volontaria Annelies Keuleers | L’utilizzo della foto è stato autorizzato dalla diretta interessata

Saeed Al-Err ha fatto dell’amore per gli animali la sua vita: nel 2006 apre Sulala Animal Rescue, l’unico rifugio per gli animali a Gaza. Lo spiega a Lumsanews Annelies Keuleers, volontaria per Al-Err dal 2019. Dopo aver vissuto in Palestina per due anni, è dovuta tornare in Belgio con lo scoppio del conflitto, il 7 ottobre 2023. Da lì continua a curare l’aspetto social e i contatti con i media non arabi. 

Keuleers, dove nasce l’idea di aprire un rifugio per gli animali a Gaza?

“Saeed Al-Err si è sempre battuto per i più vulnerabili, in particolare per i bambini: cerca sempre di aiutare chi è indifeso. E si è reso conto che gli animali sono i più vulnerabili di tutti. È per questo che ha aperto il rifugio per il loro salvataggio. All’inizio tutto è andato molto lentamente: faceva solo dei giri per portare cibo agli animali e, se ne trovava uno malato o ferito, lo portava a casa sua oppure lo affidava a un volontario. Dopo un po’, è riuscito a ottenere un pezzo di terra dal comune, nel nord di Gaza, per aprire un rifugio per cani. Un altro fenomeno che infastidisce molto Saeed durante le guerre è che molte persone, purtroppo, iniziano a fingere di essere soccorritori di animali o amanti degli animali, perché sanno che questo aiuta a ottenere donazioni”. 

Com’è cambiata la situazione dal 7 ottobre 2023?

“Saeed viveva in una zona chiamata Zahra. In totale aveva 120 gatti. Avevamo anche un rifugio per cani nel nord di Gaza, ma già una settimana dopo l’inizio della guerra, gli israeliani hanno emesso un ordine di evacuazione che imponeva a tutta la parte settentrionale della Striscia di spostarsi verso sud. Abbiamo dovuto aprirlo e lasciare le porte aperte. In base all’esperienza delle guerre precedenti, abbiamo imparato che quando ci sono i bombardamenti i cani si spaventano, danneggiano il rifugio e cercano di scappare, facendo buchi nelle strutture”.

Cosa è successo dopo? 

“Successivamente, Saeed è riuscito a trovare un piccolo pezzo di terra per creare un rifugio per cani e ha montato una tenda dove ha allestito un punto medico, offrendo cure veterinarie gratuite agli animali. Alla fine, però, anche quel terreno è stato perso perché i proprietari lo hanno affittato agli sfollati. Attualmente abbiamo solo i punti medici, dove siamo riusciti a creare un piccolo rifugio per cani, ma è troppo piccolo per accoglierli tutti e non c’è spazio. Inoltre, stiamo affittando uno chalet turistico per i cuccioli e per i gatti”. 

Che relazioni hanno gli abitanti di Gaza con gli animali? 

“Il trattamento degli animali a Gaza non era buono nemmeno prima della guerra ed è diventato ancora peggiore durante lo scoppio del conflitto. Prima dello scontro, avevamo già grandi difficoltà con persone che non volevano più i propri animali e li abbandonavano per strada. Organizzavamo anche sessioni di sensibilizzazione nelle scuole, insegnando ai bambini a trattare i cuccioli con gentilezza. Durante la guerra, soprattutto asini e cavalli hanno sofferto moltissimo, perché non c’era più carburante: sono diventati i ‘taxi’. Molte persone, poi, hanno semplicemente sfogato la propria frustrazione su di loro: li picchiavano spesso, soprattutto quando erano stanchi o non volevano più lavorare”. 

Come reagiscono gli animali alla guerra?

“Anche gli animali hanno imparato a riconoscere il suono che fanno gli aerei poco prima che sgancino una bomba e vanno a cercare rifugio. E naturalmente anche gli animali a Gaza hanno sofferto durante la guerra. Non avevano cibo: per molto tempo ne è entrato pochissimo, davvero pochissimo, nel corso di due anni di genocidio. Soffrono tanto quanto gli esseri umani”.

Qual è l’emergenza più grande che avete dovuto affrontare?

“Le evacuazioni sono sempre la sfida più grande, perché dobbiamo organizzarci: gli altri cittadini devono pensare solo alla propria famiglia, mentre noi dobbiamo pensare sia alle persone sia agli animali, a come trasportarli e a trovare un posto per loro. Ormai Saeed è sempre pronto in caso di evacuazione: ha trasportini per gatti, gabbie, tende di riserva nel caso fosse necessario spostarsi e vivere in una tenda. Ovviamente ci sono stati anche altri problemi. Uno dei nostri veterinari è stato ucciso nei primi giorni del cessate il fuoco, mentre cercava di tornare a casa: ha attraversato accidentalmente, senza saperlo, la cosiddetta ‘linea gialla’. Il team, purtroppo, è abituato a tutto questo”.

Avete mai pensato di abbandonare il progetto?

“Mai. Nemmeno per un secondo. E non riuscirebbe mai a convivere con sé stesso se abbandonasse il progetto. Ha sempre detto: ‘Partirò da Gaza solo se potrò portare con me gli animali, altrimenti rimarrò qui’”.

Ti potrebbe interessare