ROMA — Il 68,1% degli operatori sanitari ha assistito ad aggressioni verbali sul luogo di lavoro. Ma la violenza nella sanità non si ferma a insulti e aggressioni fisiche: un operatore su sei denuncia regolarmente anche forme di svalutazione e delegittimazione professionale.
Lo studio
È quanto emerge dalla prima indagine del progetto europeo Brave-Wow, realizzata in Italia, Spagna, Portogallo e Slovenia su oltre 4.600 professionisti di 35 strutture sanitarie. In Italia hanno partecipato 2.149 operatori di 14 strutture, con il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità.
I dati
A pesare maggiormente è il sovraccarico di lavoro e il sovraffollamento, indicati dal 54,3% degli intervistati come fattori associati agli episodi di violenza e molestia. Nel 37,9% dei casi è stato indicato un superiore tra le persone coinvolte, seguito da familiari dei pazienti, colleghi e pazienti.
Sul fronte della prevenzione restano diverse criticità: solo il 39,2% ritiene efficace la risposta dell’organizzazione alle segnalazioni e appena il 20,8% riferisce di avere accesso a un supporto psicologico.
Particolare anche il dato sulla dimensione di genere: in Italia il 56% di chi ha subito violenze o molestie ritiene che l’episodio sia stato almeno in parte legato al proprio genere.


