GERUSALEMME – Un minuto di silenzio alla Knesset e nei luoghi del massacro, per ricordare il giorno più sanguinoso nella storia di Israele. Sono passati tre anni dal 7 ottobre 2023, lo spartiacque che ha segnato un prima e un dopo per l’intero Medio Oriente. Alle 6:29 del mattino, i miliziani di Hamas sfondano la barriera con Gaza e fanno una strage al festival Supernova, dove migliaia di giovani ballano inconsapevoli di ciò che sarebbe accaduto. I fondamentalisti islamici uccidono 378 persone e ne rapiscono 44, prima di assaltare 21 comunità nei kibbutz vicini. I morti saranno 1.200, gli ostaggi 251.
La ritorsione israeliana e i 70.000 morti nella Striscia di Gaza
Il Consiglio di Ottobre, rappresentante delle famiglie dei soldati caduti e dei sopravvissuti alla prigionia, si è riunito davanti al parlamento israeliano per omaggiare la memoria dei propri cari. I familiari delle vittime, invece, si sono ritrovati nella comunità di Re’im, sede del Nova, in attesa della cerimonia principale organizzata questa sera al Parco Yarkon di Tel Aviv. Da quel giorno, la regione diventa l’epicentro della ritorsione israeliana, che si abbatte su Gaza facendo oltre 70.000 morti, civili per la maggior parte, e distruggendo oltre l’82% degli edifici nella Striscia. Una commissione d’inchiesta dell’Onu accusa di genocidio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra. Il danno economico è di oltre 35 miliardi, secondo la Banca Mondiale, e per ricostruire Gaza serviranno 71 miliardi.
L’attacco dei familiari delle vittime: “Netanyahu vuole che dimentichiamo”
Il ricordo nei familiari delle vittime è ancora vivo, tanto da trasformarsi in una denuncia politica contro il governo di Tel Aviv. “Cercano di farci dimenticare, ma non lo faremo e pretenderemo la verità in loro memoria”, denunciano i parenti dei caduti, criticando Netanyahu per non essersi assunto la responsabilità del 7 ottobre e aver rifiutato di istituire una commissione d’inchiesta statale. Accuse aggravate dall’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, secondo il quale il primo ministro era al corrente di ciò che sarebbe potuto accadere, e che saranno destinate ad essere uno degli elementi dirimenti in vista delle elezioni legislative del 27 ottobre.

Il cordoglio europeo, Kallas: “Restiamo al fianco di Israele”
Il cordoglio per i tre anni dalla strage unisce tutti i principali leader europei. “Il 7 ottobre è stato un barbaro atto di terrore. Siamo al fianco di Israele nel ricordare ogni vita spezzata per mano dei terroristi di Hamas”, ricorda l’Alto rappresentante della politica estera europea Kaja Kallas. A farle eco, i leader di Francia e Germania. “Quel giorno segna una profonda frattura. Dobbiamo affrontare l’antisemitismo con maggiore determinazione”, afferma il cancelliere tedesco, Friedrich Merz su X. Sulla stessa linea, il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron: “Combattere l’antisemitismo e il terrorismo, ovunque e sempre, lavorare per la pace e la sicurezza di tutti: questo è l’impegno della Francia”.

Ramallah: “Ucciso un palestinese durante un attacco di coloni e Idf”
Eppure, in Medio Oriente la pace sembra un miraggio nel deserto. Dopo aver promesso di stanare i 2.000 responsabili della strage ancora in vita, l’Idf ha lanciato nella notte diverse operazioni in tutta la Cisgiordania, arrestando e interrogando decine di sospettati e accusati di coinvolgimento in attività terroristiche e di incitamento all’odio, tra cui l’espressione di lodi ad Hamas per il 7 ottobre 2023. In particolare, l’agenzia di stampa Wafa riporta irruzioni dell’esercito in diverse abitazioni del villaggio di Beit Duqqu, a nord-ovest di Gerusalemme Est. A Burqa, invece, il ministero della Salute di Ramallah ha denunciato un attacco condotto da coloni estremisti israeliani e dall’Idf che avrebbe causato la morte di Ali Hassan Yasser al-Bazzari, 44enne raccoglitore di olive.
Il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir sostiene che l’obiettivo dello Stato ebraico deve essere quello di “disarmare l’Autorità palestinese per evitare un prossimo 7 ottobre”. Ma il sangue in Medio Oriente, intanto, continua a scorrere e il dolore del ricordo non sembra aver insegnato ancora abbastanza.


