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HomePolitica Legge elettorale, la Camera approva la terza fiducia posta dal Governo

Il Governo incassa la tripla
fiducia sulla legge elettorale
Si attende il voto finale

Magi prosegue lo sciopero della fame

Timori per i franchi tiratori

di Elisabetta Guglielmi07 Ottobre 2026
07 Ottobre 2026
La Camera

La Camera | Foto Ansa

ROMA – La Camera ha approvato anche la terza e ultima questione di fiducia posta dal Governo sulla nuova legge elettorale: l’articolo 3 passa con 228 voti a favore, 144 contrari e 3 astenuti. Dopo il via libera di ieri 6 ottobre agli articoli 1 e 2, l’esecutivo incassa così l’approvazione definitiva. Superato questo passaggio chiave, l’iter a Montecitorio si avvia verso la conclusione, in vista del voto finale a scrutinio segreto fissato per domani 8 ottobre. Un passaggio chiave accompagnato dalle proteste e dai ricorsi annunciati dal centrosinistra, mentre nel centrodestra la maggioranza si mostra compatta.

La terza fiducia e le posizioni nell’Aula

Nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia all’articolo 3, la maggioranza ha rivendicato l’impianto della riforma. Manuela Maffioli (Lega) ne ha sottolineato l’obiettivo di “contemperare rappresentatività e governabilità”, mentre il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (FdI) ha difeso il testo evidenziando come la legge “rafforzi il bipolarismo”. Compattezza ribadita anche dai numeri dei primi due voti, chiusi rispettivamente con 226 e 227 sì e pochissime assenze. 

Dalle opposizioni, tuttavia, le critiche restano durissime. Marco Grimaldi (Avs) ha attaccato la scelta di ricorrere alla fiducia parlando di “paura di perdere”, posizione condivisa da Fabrizio Benzoni (Azione), secondo cui il provvedimento “allontanerà gli elettori dagli eletti”. Angelo Bonelli (Avs) ha definito la legge elettorale “non una priorità del Paese”, indicando tra le vere urgenze il caro vita, l’inflazione e gli stipendi bassi. Contrario alla riforma anche Futuro Nazionale, con Davide Bergamini che ha lamentato la scarsa rappresentatività dei territori a favore delle segreterie di partito. L’esponente di FnV aveva sottolineato che avrebbero votato “no alla fiducia anche sull’articolo 3”.

Sempre oggi l’Aula della Camera ha approvato, con 214 sì e nessun contrario, l’articolo 8 della legge elettorale, su cui il governo non aveva posto la fiducia. L’articolo estende il diritto di voto ai fuori sede ai caregiver familiari. Le opposizioni si sono astenute.

L’appello di Bonetti e la parità di genere

Il dibattito si è acceso in particolare sul tema della rappresentanza femminile e dei capilista bloccati. Elena Bonetti (Azione) si è rivolta direttamente alle deputate della maggioranza con un appello: “Vogliono cacciare le donne dal Parlamento, dite no a questo scempio”. La deputata ha invitato le colleghe del centrodestra a non arrendersi alla “benevola concessione dei segretari” per evitare la formazione di un’Assemblea a prevalenza maschile. Sulla stessa linea la capogruppo del Pd Chiara Braga, che ha parlato di una riforma che “tradisce le donne e dà uno schiaffo al Parlamento”, mentre Anna Ascani (Pd) ha denunciato come il meccanismo consenta di avere circa l’80% di parlamentari nominati.

Lo sciopero della fame di Magi e la lettera di Meloni

Parallelamente ai lavori d’Aula prosegue la protesta del segretario di +Europa, Riccardo Magi, giunto al settimo giorno di sciopero della fame contro il provvedimento. Magi critica la soglia delle 450.000 firme richieste ai partiti non presenti in Parlamento per candidarsi. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato un messaggio al deputato per informarsi sulle sue condizioni di salute. Pur definendo “positivo che la premier cerchi un canale di dialogo”, Magi ha confermato l’intenzione di proseguire l’iniziativa nonviolenta non riscontrando al momento aperture del governo sulle firme e sull’uso delle sottoscrizioni digitali tramite Spid, oggetto di uno specifico ordine del giorno presentato dall’opposizione.

Attesa per il voto finale di giovedì

L’attenzione resta ora tutta concentrata sulla prossima tappa. La Camera  affronterà domani il voto finale a scrutinio segreto. La maggioranza non nasconde il timore per possibili franchi tiratori, defezioni che potrebbero portare a una sconfitta cocente. In quel caso l’ipotesi è di andare a elezioni anticipate, anche in primavera. 

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