TORINO – La fine di un progetto sociale avviato nel 1996 nei locali abbandonati in corso Regina Margherita. Alla vigilia dei suoi vent’anni, il centro sociale Askatasuna si sveglia con i sigilli di chiusura forzata. L’operazione di sgombero, avviata all’alba di giovedì, è stata confermata anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha sottolineato come si tratti di “un segnale chiaro dallo Stato, che non c’è spazio per la violenza in questo Paese”. Sono in totale otto gli ordini di perquisizione che la Digos ha effettuato anche nelle abitazioni dei principali esponenti che gestiscono il centro sociale.
L’inchiesta dopo l’assalto alla sede del giornale La Stampa
L’operazione della procura torinese è collegata all’inchiesta aperta dopo l’assalto alla sede del giornale La Stampa, dell’Ogr e ai locali della Leonardo durante le manifestazioni pro-Palestina dello scorso novembre. Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo conferma che gli eventi violenti hanno segnato una rottura tra il centro e il comune. “Patto di collaborazione finito”, dichiara il primo cittadino, commentando la chiusura forzata dei locali in corso Regina Margherita da parte della polizia.
La protesta dei manifestanti: “Solidarietà al centro sociale”
Sul posto presenti anche i reparti mobili dei carabinieri, chiamati per controllare gli spazi esterni al centro. È proprio al civico 47 di corso Regina Margherita che si è iniziata a radunare una prima folla di manifestanti in protesta contro le azioni della polizia. Sono stati i sei attivisti presenti nel centro che per primi hanno dato l’allarme. “Chiunque possa, accorra a portare solidarietà contro la repressione dello Stato contro chi lo lotta contro genocidio e guerra”, hanno scritto sui loro canali social. La manifestazione ufficiale però è in programma solo alle 18 di oggi, mercoledì 18 dicembre. Ad annunciarlo i militanti del centro. “Il tentativo di colpire il movimento per la Palestina è chiaro, arriva direttamente dal governo Meloni. Non saranno perquisizioni o sgomberi a fermare chi lotta”, scrivono sui social.
Intanto lo sgombero ha comportato la chiusura anche delle vie circostanti. Un’operazione che ha indispettito i genitori della scuola adiacente al locale occupato. “Circa 500 bambini sono rimasti fuori: mio figlio ha pianto perché avevano la festa di Natale con i suoi compagni”, ha raccontato un genitore, che come altri si è trovato la strada sbarrata dalla polizia.


