ROMA – Nella mattinata di oggi, i militari della Guardia di Finanza hanno fatto irruzione negli uffici di piazza Venezia nella Capitale per perquisire e sequestrare materiale a seguito dell’inchiesta di Report che ha colpito il Garante della Privacy. L’inchiesta ha colpito l’intero vertice dell’istituzione: oltre a Pasquale Stanzione, presidente, risultano indagati tutti i componenti del Collegio, ovvero Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Durante l’attività investigativa sono stati sottratti computer, cellulari e documenti.
L’indagine nata dai servizi della trasmissione Report
L’azione della magistratura è nata direttamente dai servizi giornalistici trasmessi da Report, come confermato dallo stesso conduttore del programma Sigfrido Ranucci attraverso i propri canali social. Da chiarire proprio le condotte ritenute opache relative alla gestione delle spese di rappresentanza del Collegio e, soprattutto, la mancata sanzione milionaria nei confronti di Meta. Il sospetto, infatti, è che l’Autorità non abbia punito la società di Mark Zuckerberg per le criticità legate ai Ray-Ban Stories, potenzialmente pericolosi per la privacy dei cittadini.
M5S: “Colpo letale alla credibilità dell’istituzione”
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno parlato di un “colpo letale alla credibilità dell’istituzione”, definendo “inaccettabile che i vertici rimangano al loro posto mentre l’Autorità viene esposta al pubblico”. La richiesta di “igiene istituzionale” avanzata dai parlamentari punta alle dimissioni immediate dell’intero Collegio. Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, spiega in una nota che “le perquisizioni pongono un problema politico e istituzionale immediato”. Per il deputato “la permanenza dell’attuale presidente è incompatibile con la funzione di garanzia che l’Autorità deve svolgere. Per ristabilire terzietà, autorevolezza e fiducia, le dimissioni dell’intero collegio sono un atto necessario”
Il futuro dell’Autorità dipenderà dall’esito degli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati e agli interrogatori che seguiranno. Al momento, la Procura intende chiarire se dietro all’omissione della sanzione a Meta e l’uso di fondi per spese personali vi sia un’intenzione criminale più ampia.


