TEHERAN – Aumenta la tensione nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti abbattono un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei Abraham Lincoln. I media iraniani riferiscono che “stava completando una missione di sorveglianza in acque internazionali”.
Intanto, sul piano diplomatico, la Casa Bianca conferma che venerdì 6 febbraio si terranno in Oman i colloqui tra i due Paesi. Nel frattempo, Teheran pensa a un possibile allargamento degli stessi ad altre nazioni a maggioranza musulmana. Dal canto suo l’Egitto rende noto che “sta continuando a lavorare per creare le condizioni favorevoli alla ripresa del dialogo tra Washington e Teheran”.
Trump non si arrende
Il presidente americano Donald Trump, però, non lascia la presa e avverte: “Abbiamo navi dirette verso l’Iran in questo momento, ma” – rassicura – “stiamo parlando con loro”. Sarebbero quindi già in corso i negoziati, ma The Donald non si fermerà finché non otterrà ciò che desidera. Tra le richieste avanzate, la fine definitiva di ogni arricchimento dell’uranio e smaltimento delle attuali scorte, limiti alla gittata e al numero dei missili balistici e la fine di ogni sostegno a Hamas, Hezbollah e agli Houthi che operano in Yemen.
Witkoff fa visita a Netanyahu
Nel frattempo, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente Steve Witkoff ieri – 3 febbraio – ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Presente all’incontro anche il ministro della Difesa israeliana Israel Katz. Una provocazione nei confronti dell’Iran, nemico giurato d’Israele. Quella di Witkoff è la seconda visita nell’arco di una decina di giorni. Durante la prima, che risale al 24 gennaio, l’inviato speciale con il genero di Trump Jared Kushner avevano esercitato pressioni su Tel Aviv affinché venisse riaperto il valico di Rafah. Missione compiuta. Chissà se tra qualche giorno si potrà dire lo stesso dell’accordo sul nucleare.


