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HomeCronaca L’Italia ritorna al nucleare: cosa succede con il via libera al Ddl delega

L'Italia riapre al nucleare
Cosa succede con il via libera
del Parlamento al Ddl delega

Avvio dei primi cantieri verso il 2035

Il governo punta ai piccoli reattori

di Sofia Landi24 Settembre 2026
24 Settembre 2026
L'Italia riapre al nucleare

L'Italia riapre al nucleare | Foto Ansa

ROMA – Che cosa succede ora che si torna al nucleare? Perché le centrali non fanno più paura? A 39 anni dal referendum che le ha cancellate dal territorio italiano, il Parlamento ha approvato il disegno di legge che delega il governo ad adottare entro 12 mesi una disciplina organica del ciclo di vita dell’energia nucleare. Obiettivi: incentivare la decarbonizzazione e rafforzare sicurezza e indipendenza energetica contenendo i costi dei consumi. ll governo vuole puntare, in particolare, sui piccoli reattori modulari: una tecnologia più moderna, sicura ed economica, che però al momento è solo alla fase di prototipo.

Oggi non si autorizza la costruzione di un impianto

Nel 1987 l’Italia, con un referendum, abbandona la produzione di energia nucleare. Adesso che il capitolo si riapre, bisogna sottolineare che la legge non autorizza oggi la costruzione di una centrale: definisce, piuttosto, il quadro entro il quale saranno valutati in futuro singoli progetti. La delega all’esecutivo prevede l’elaborazione di un programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione. Inoltre, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha specificato che la legge “riguarda solo il nucleare civile” e ha aggiunto di condividere il “non utilizzo per il militare”.

Che cosa prevede la delega all’esecutivo

Il governo si occuperà dell’intero ciclo di vita. Ovvero programmazione, localizzazione, costruzione, esercizio, sicurezza, combustibile, rifiuti e smantellamento finale. Saranno 12 i mesi a disposizione per adottare decreti legislativi. Mentre altri 24 potranno essere utilizzati per eventuali correttivi. Nel raggio d’azione della delega rientrano poi la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti, la disciplina del combustibile nucleare, degli impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo di rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. 

Il principio della neutralità tecnologica 

Ad oggi non viene scelta neanche una tecnologia. Il principio guida, infatti, è quello della neutralità tecnologica; saranno i decreti a stabilire quali potranno essere utilizzate sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità. Si punta soprattutto su SMR, AMR, microreattori. E nel perimetro rientra, con una disciplina specifica, la fusione. 

L’Autorità per la sicurezza nucleare

Prevista la possibilità di istituire un’Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, valorizzando e rafforzando le competenze tecniche dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. L’ISIN, infatti, è già oggi l’autorità nazionale volta alla regolamentazione per la sicurezza e la radioprotezione. Svolge controlli sulle installazioni nucleari in disattivazione, sui reattori di ricerca oggi attivi nella Penisola, sulla gestione dei rifiuti e del combustibile esaurito, sulle sorgenti radioattive utilizzate anche in campo sanitario e industriale e sul trasporto dei materiali radioattivi. 

La costruzione dei primi siti verso il 2035

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima colloca l’eventuale ingresso del nuovo nucleare intorno al 2035. Ma così come per le tecnologie, non sono ancora stati individuati i siti delle future centrali. Criteri tecnici, ambientali e territoriali saranno il punto di partenza per la scelta della localizzazione. Nello specifico, sicurezza nucleare, sismicità, rischio idrogeologico, disponibilità di infrastrutture, connessione alla rete e caratteristiche del territorio. Per le comunità interessate sono previste forme di consultazione. 

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