ROMA – Se non è “Drill, baby drill” (“Trivella, baby, trivella”), poco ci manca. ‘Digger’ (‘Scavatore’), la nuova commedia nera del regista premio Oscar Alejandro Gonzalez Inarritu, sbarca nelle sale italiane l’1 ottobre e si candida già ad essere uno dei protagonisti alla prossima notte degli Oscar. Il mattatore sulla scena scelto da Inarritu è Tom Cruise, che nelle vesti di Rockwell Digger interpreta l’uomo più potente del mondo. Il magnate del petrolio provoca una catastrofe geologica globale, con un’esplosione su una sua piattaforma di estrazione che rischia di sommergere l’intero continente occidentale, e decide di tuffarsi in una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità, un Messia 2.0 con cappello texano e scarpe a punta ai piedi. Una chimera grottesca che gli spettatori non faticheranno ad identificare con certi protagonisti della politica mondiale.
Cruise si trasforma nell’uomo più potente del mondo: “Che succederebbe se smettessi di trivellare?”
“Da un grande potere derivano grandi capacità di negare le responsabilità”, si legge nel trailer pubblicato online da Warner Bros, che cura la distribuzione dell’opera. E Digger scende in campo, armato di vanga, lanciando un interrogativo ai cittadini riuniti in un tribunale distopico grigio e cupo, dove la statua della Giustizia non è la Dike greca, ma un simulacro con gli occhi bendati. “Che succederebbe se smettessi di trivellare? Morireste di fame e di freddo, ecco cosa accadrebbe. Ma io impedirò a tutti noi di sprofondare nel caos”, assicura un Tom Cruise irriconoscibile, con un globo che ruota sotto le sue suole.
Inarritu, il Messico e la parodia del potere statunitense: “Rideremo dell’inferno in cui viviamo”
È un film che si potrebbe descrivere come “Il dottor Stranamore” ai tempi di Donald Trump, tanto da richiedere una preparazione lunga quattro decenni al suo protagonista. “Ci sono voluti 40 anni per diventare questo personaggio”, ha confessato il protagonista di ‘Top Gun’ e ‘Mission: Impossible’ durante la première del film, andata in scena ieri, 28 settembre, a Los Angeles. Ma a dare la chiave di volta per leggere al meglio l’opera è stato Inarritu: “È un film per le giovani generazioni, affinché si concedano di lasciare da parte il telefono nelle storie che vengono loro raccontate e vedano in questo racconto ciò che raccontiamo a noi stessi, riconoscendoci, ridendo e comprendendo cosa facciamo con l’inferno in cui ci troviamo a vivere”. La parodia dissacrante sul potere americano trova nuovi significati se si ricorda che Inarritu è nato e cresciuto a Città del Messico.

La corsa all’Oscar
Il cineasta ha costruito intorno a Cruise un cast d’eccezione, formato dal premio Oscar Riz Ahmed, John Goodman, la candidata all’Oscar Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e Jesse Plemons. L’altro fiore all’occhiello sarà alla fotografia, ruolo per il quale Inarritu si è affidato ancora una volta allo storico collaboratore Emmanuel Lubezki, artefice dei capolavori fotografici visti sul grande schermo in “The Tree of Life” e “The Revenant”. Insomma, tutti gli ingredienti sono al posto giusto verso la corsa all’Oscar. Digger sta arrivando.


