PARIGI – Esplode per le strade di tutta la Francia la rabbia di studenti e studentesse liceali per le condizioni degradanti della scuola pubblica. I giovani denunciano: “Nelle aule più topi che insegnanti”. Negli scontri feriti 119 persone tra studenti e personale scolastico. Oggi 2 ottobre 400 scuole rimangono chiuse. Il governo francese accusa la sinistra: “Hanno orchestrato le proteste”.
I giovani francesi scendono in piazza
La protesta va avanti dal 21 settembre e si è rapidamente allargata fino a coinvolgere 3.700 licei. Nelle strade francesi è scoppiato il caos: le violenze negli scontri con la polizia e gli incendi appiccati nelle scuole hanno segnato la rivolta dei giovani. Tra i feriti, 40 presidi; in un liceo di Marsiglia i manifestanti hanno aggredito con la benzina un preside e i collaboratori scolastici. In una manifestazione a Tours un ragazzo è rimasto gravemente ferito alla testa ed è stato ricoverato in ospedale.
I motivi della rivolta
Classi sovraffollate, prive di riscaldamento in inverno e di aria condizionata in estate, edifici in decadenza e grave carenza di insegnanti. I giovani francesi rivendicano il diritto a un’istruzione dignitosa, denunciando problemi cronici e diffusi in tutta la Francia. A sostegno dei liceali si sono uniti anche gli studenti universitari.
Tensioni a Lille
A Lille sono stati rovesciati cassonetti e lanciati oggetti. Danni anche a negozi e spazi urbani. Per disperdere i manifestanti le forze dell’ordine hanno usato gas lacrimogeni e hanno caricato la folla.
In fiamme il liceo Pascal di Rouen
In alcune zone della Francia la violenza delle proteste è esplosa in incendi, come a Rouen, storico capoluogo della Normandia, dove gli studenti hanno dato fuoco al liceo Pascal. Secondo Le Figaro il preside è rimasto ferito.
Le autorità francesi: “Sommosse orchestrate dall’estrema sinistra”
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato un’unità di crisi interministeriale per gestire le proteste, chiedendo ai ministri di annullare o rinviare gli spostamenti ufficiali. Il governo accusa La France insoumise (partito di sinistra radicale) e i suoi alleati di aver orchestrato le violenze delle manifestazioni, ma il leader di LFi Manuel Bompard punta il dito su Lecornu: “Ha impiegato 10 giorni per abbandonare una strategia che ha inasprito la situazione e ha esitato ad aprire al dialogo”. Secondo il il ministro della Giustizia Gérald Darmanin saranno i genitori dei studenti a dover pagare i danni.


