ROMA – Tre giorni decisivi per lo Stabilicum. Il governo ha posto ieri la questione di fiducia su tre dei quattro articoli della legge elettorale da approvare prima di arrivare al via libera definitivo. Due di questi saranno esaminati oggi, il resto domani. L’appello nominale non desta particolari preoccupazione per la maggioranza, a differenza del voto finale, a scrutinio segreto, in calendario per giovedì mattina.
Ipotesi voto anticipato
Se il provvedimento non dovesse passare, l’idea è quella di andare immediatamente alle urne. Ma nel gioco politico è sempre bene non mostrare le proprie carte. Ieri il capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ai microfoni di Radio Uno aveva paventato “l’esigenza di votare a maggio” per le Politiche “insieme alle Comunali”. “Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio”. Ma dopo un’ora Malan ha ritrattato le proprie dichiarazioni: “La legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027”.
Presenza obbligatoria in aula
Presenza obbligatoria in Aula per i deputati di maggioranza in vista del voto sullo Stabilicum. Dopo il controllo esercitato già giovedì scorso dai parlamentari meloniani, con esponenti del centrodestra schierati nelle ultime file per monitorare le presenze, il governo punta a evitare assenze nel giorno decisivo.
Opposizioni all’attacco
Le opposizioni attaccano la scelta della tripla fiducia annunciata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Pd, M5s e +Europa accusano il governo di comprimere il dibattito parlamentare e di temere la tenuta della maggioranza. Ma la battaglia non si fermerà al voto: per il 12 ottobre sono annunciati ricorsi contro lo Stabilicum, che saranno presentati nei tribunali e potrebbero arrivare alla Corte costituzionale. La mobilitazione proseguirà anche nelle piazze, con un incontro di costituzionalisti a Firenze il 20 ottobre.


