NEWS ANSA

Sito aggiornato alle 13:00 del 7 ottobre 2026

HomeCronaca Sanità, Gimbe: in tre anni 19 miliardi di tagli invisibili. “Pagano i cittadini”

Sanità, l'allarme di Gimbe
"Persi in tre anni
quasi 19 miliardi di euro"

Mancano medici e infermieri

Cartabellotta: "Pagano i cittadini"

di Tommaso Di Caprio07 Ottobre 2026
07 Ottobre 2026

Medici in un corridoio sanitario | Foto Ansa

ROMA – In Italia la spesa sulla sanità cresce ma solo in valore assoluto. A raccontarlo sono gli ultimi dati contenuti nel Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato alla Camera dei Deputati. 

Anche se nominalmente è cresciuto – evidenzia la fondazione – dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. 

Cartabellotta: “I tagli invisibili li pagano i cittadini”

La situazione è destinata ad aggravarsi in futuro e “rischiano di pagare i cittadini”, avverte Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe. Soprattutto perché nel prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi di euro per bilanciare i “tagli invisibili” accumulati negli anni. 

Come i 36,8 miliardi di euro in meno sottratti alla formazione del personale sanitario tra il 2012 e il 2025. Cifra che diventa ancor più significativa – specifica il rapporto – se si considera che solo tra il 2020 e il 2025 il sistema ha perso 23,9 miliardi.

“Il capitale umano è indispensabile per trasformare le risorse in assistenza ma il servizio sanitario nazionale ha perso attrattività”, spiega ancora Cartabellotta ricordando che la crisi sistemica incide anche sulle carenze di personale.  

Mancano medici e infermieri

Anche qui il paradosso è tutto nei numeri. In Italia – specifica Gimbe – i medici non mancano: con 5,8 camici bianchi per 1.000 abitanti il nostro Paese è al secondo posto tra i membri Ocse. Ma degli oltre 339 mila professionisti censiti, almeno 88 mila (26,1%) non lavorano nel Sistema sanitario nazionale (Ssn) né frequentano percorsi formativi post-laurea.

“Se oltre 1 medico su 4 non lavora nel Ssn, né è inserito in percorsi formativi post-laurea, è evidente che il servizio pubblico fatica sempre più ad attrarre e trattenere i medici”, avverte il presidente di Gimbe.  Le carenze non riguardano soltanto l’assistenza primaria, ma anche alcune specializzazioni: a gennaio 2025 il rapporto ha stimato un deficit di 5.716 medici di medicina generale.

Se per i camici bianchi il problema è legato soprattutto alla qualità degli investimenti in ricerca e formazione, per gli infermieri, invece, il limite è quantitativo. I dati raccolti descrivono un Paese con 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro i 9,7 della media Ocse.

Come per i medici anche in questa categoria 80 mila dei 407 mila censiti non lavorano nel Sistema sanitario nazionale. Praticamente “1 infermiere su 5 non lavora nel Ssn” – conclude Cartabellotta – “un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti”

Schillaci: “Migliorano le liste d’attesa”

Alla carenza di personale si aggiungono i ritardi sulle liste d’attesa per i pazienti. “Sono sicuramente uno dei problemi maggiori della sanità”, ha ricordato il ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo a Unomattina su Rai 1. 

“Noi ci siamo impegnati molto su questo – ha continuato il ministro – e i primi dati di Agenas dimostrano che c’è un miglioramento rispetto al passato, ma è un lavoro che va continuato”. Perché – ha concluso Schillaci – “la salute è un bene comune e va preservato”.

Ti potrebbe interessare