Al via il processo RegeniL'assenza degli 007 imputatiil primo nodo da affrontare

Il pm Colaiocco: "Finti inconsapevoli" La Presidenza del Consiglio parte civile

I quattro agenti della security egiziana accusati della morte di Giulio Regeni “sono finti inconsapevoli e vogliono fuggire dal processo”. Sono queste le parole del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nel corso della prima udienza del processo che vede imputati gli 007 egiziani per l’omicidio del ricercatore friulano nel 2016. La Presidenza del Consiglio italiano si è costituita come parte civile. Primo nodo da affrontare, infatti, sarà l’assenza del generale Sabir Tariq, dei colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e di Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. I giudici dovranno valutare se la sottrazione degli imputati dal procedimento è stata volontaria o meno.

“Qui non abbiamo una prova regina”, ha detto Colaiocco, “ma ci sono almeno 13 elementi che dal 2016 a oggi, se messi insieme, fanno emergere che gli agenti si sono volontariamente sottratti al processo”. Il pm ha poi spiegato che “l’imputato ha diritto ad avere tutte le notifiche del processo ma anche il dovere di eleggere il proprio domicilio”, ma l’Egitto, su questo punto, “non ha mai risposto”. Le autorità egiziane, infatti, non hanno comunicato gli indirizzi degli imputati per la notifica degli atti, necessaria al proseguimento del processo. Questo è il primo problema che la Giustizia italiana deve affrontare: secondo il nostro ordinamento, infatti, non è possibile giudicare un imputato che non sia a conoscenza delle proprie accuse. Questo ostacolo era stato aggirato dal giudice per l’udienza preliminare – Pierluigi Balestrieri – secondo il quale la notorietà del caso potrebbe considerarsi già di per sé una notifica, perché “la copertura mediatica capillare e straordinaria fa assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio”. Se anche la corte d’Assise farà sua questa impostazione, il processo potrà proseguire con gli imputati giudicati in contumacia, altrimenti i giudici potrebbero chiedere una sospensione del procedimento.

Nell’aula bunker di Rebibbia presenti gli avvocati dello Stato in rappresentanza della Presidenza del Consiglio, che mercoledì ha aveva sapere che si sarebbe costituito parte civile nel processo, assieme alla famiglia del ricercatore. In aula come testimoni anche i presidenti del Consiglio che si sono succeduti negli ultimi cinque anni: Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte e il premier in carica Mario Draghi.