Apple, arriva l’accordo sui 13 miliardi all’Irlandaper fermare la procedura Ue

Godeva di favori fiscali, ora Cupertino dovrà pagare una multa come Amazon

Apple e l’Irlanda hanno raggiunto un accordo. Il colosso della tecnologia verserà a Dublino 13 miliardi di dollari di presunte tasse non pagate. I fondi dovranno essere depositati su un conto di garanzia. L’annuncio arriva dal ministro delle finanze irlandese, Paschal Donohoe. I soldi resteranno congelati in attesa della decisione della Corte Europea.

Ue – Irlanda. “Speriamo di poter lavorare costruttivamente con le autorità irlandesi”. È quanto si augura la commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, in relazione all’incontro avuto con il ministro irlandese. L’obiettivo dell’Europa è “assicurarsi che il recupero dei fondi sia completato il prima possibile. Questo consentirebbe di chiudere la procedura” contro l’Irlanda.

Cosa doveva fare Apple. Lo scorso ottobre Bruxelles aveva deferito Dublino alla Corte europea. L’accusa all’Irlanda riguardava il mancato rispetto della decisione, presa nell’agosto 2016, che imponeva il recupero dei crediti dovuti dalla multinazionale. Fra questi le tasse non pagate da Apple, che dovevano essere versate al governo dell’isola entro gennaio 2017. Inoltre Dublino non avrebbe pressato l’azienda di Cupertino per ottenere i soldi. Secondo la Commissione europea l’Irlanda ha applicato alla compagnia californiana un regime fiscale agevolato che viola il principio di concorrenza. Un trattamento di favore che avrebbe consentito di pagare meno tasse, circa l’1 per cento.

Fondi congelati. Apple dovrà restituire i soldi entro il primo trimestre del 2018. I 13 miliardi di dollari saranno versati in un fondo di garanzia e gestiti da un ente neutro fino al pronunciamento della Corte di giustizia europea. Il denaro sarà liberato dal conto solo nel caso in cui la Corte dichiarerà valida la decisione dell’Ue, secondo cui Apple deve pagare.

Non si chiude la polemica. Molte multinazionali lavorano in tutto il vecchio continente, ma trasferiscono i profitti a società con residenza fiscale in quei Paesi europei dove la pressione tributaria è più bassa. Il sistema è lo stesso usato da Amazon, condannata a pagare le tasse non versate in Lussemburgo.

Giordano Contu

Studia e vive a Roma. Nato in Sardegna, ma pisano di adozione, ha studiato Filosofia estetica e ha collaborato al quotidiano Il Tirreno. Si interessa di politica e cultura. Cura quotidianamente i social network. È impegnato socialmente e politicamente. Ama i paesaggi, la fotografia e il mare.