“Blackout dei social per incidenti tecnicidovuti a errori umani”

L'informatico Naldi a LumsaNews “Nessun monopolio con app di Zuckerberg”

L’ultimo blackout che ha coinvolto Facebook, Whatsapp e Instagram ha svelato i limiti delle grandi piattaforme, fondamentali per la comunicazione quotidiana dei cittadini. Maurizio Naldi, docente di Tecniche informatiche per la gestione dei dati dell’Università Lumsa, ha analizzato con LumsaNews gli aspetti tecnici di questi malfunzionamenti.

Quali sono i motivi per cui si verificano periodicamente questi “down”?

“Blackout di breve durata ed anche circoscritti geograficamente sono abbastanza frequenti. Per esempio, per Facebook se ne contano 5-10 al mese. Sono invece molto meno frequenti quelli di durata di alcune ore. Si tratta tipicamente di incidenti tecnici, scatenati da errori umani. Per quanto riguarda quello del 4 ottobre, l’errore ha riguardato il protocollo BGP (Border Gateway Protocol), che permette di individuare l’instradamento tra operatori, cioè il percorso che i messaggi devono fare per arrivare sulla piattaforma di Facebook. Nel caso specifico, un errore nell’aggiornamento della configurazione dei router (i dispositivi che instradano il traffico in rete) di Facebook ha causato l’annullamento delle informazioni che permettono di instradare il traffico verso Facebook e di conseguenza il distacco di quest’ultimo da Internet”.  

Recentemente Facebook è stato accusato dalla Federal Trade Commission di abuso di monopolio con l’acquisizione di Whatsapp e Instagram. Si tratta di una considerazione fondata?

“I cosiddetti giganti di Internet, come Facebook, Google o Amazon, hanno una posizione di forte predominio, certe volte di quasi monopolio. Nel caso specifico di Facebook, per quanto riguarda le app di messaggistica istantanea, la piattaforma di Menlo Park possiede le due più diffuse: Whatsapp e Facebook Messenger che hanno rispettivamente 2 miliardi e 1.3 miliardi di utenti attivi mensili. Dobbiamo inoltre considerare che molti utenti utilizzano più di un’app. Sulla base degli ultimi dati, possiamo calcolare in maniera approssimativa l’indice HHI (Herfindahl-Hirschman Index) che fornisce una misura del livello di concentrazione di un mercato. Nel caso delle app di messaggistica istantanea, l’indice HHI è attualmente circa 0.34, che indica una forte concentrazione, ma certamente non un monopolio”. 

In futuro potrebbero verificarsi nuovi blackout di simile entità? Questi episodi potrebbero portare a uno spostamento considerevole di utenti su altre piattaforme non controllate da Zuckerberg, come Twitter e Telegram?

“È inevitabile che in strutture così complesse e di dimensioni così grandi possano verificarsi saltuariamente dei problemi più o meno diffusi. Spesso si tratta di guasti fisici, come la rottura di un cavo in fibra ottica. Riguardo allo spostamento considerevole di utenti da un’app social ad un’altra, dubito che possa verificarsi finché la frequenza dei guasti resta a livelli tali da non impedire l’utilizzo pressoché continuo dell’app. La maggior parte degli utenti tende a non cambiare app perché questo significherebbe dover imparare a gestire nuovi strumenti.  Oltretutto, in molti casi vale l’effetto di rete, per cui, spostandosi su un’app meno diffusa, gli utenti perderebbero di fatto la possibilità di connettersi con gran parte dei loro contatti. Spostamenti notevoli sono da aspettarsi nel caso di introduzione di una maggiore facilità di utilizzo”.

Alessio Brandimarte

Mi chiamo Alessio Brandimarte, ho 23 anni e vengo da Roma. Laureatomi in scienze politiche alla LUISS nel 2019, ho iniziato a scrivere di sport per la rivista online LifeFactoryMagazine.