Borghezio sospeso da Strasburgo per insulti al ministro Kyenge. Il leghista chiede scusa: “Ritiro le mie parole”

Non sono bastate le scuse al Ministro Kyenge né quelle al presidente del Parlamento europeo Schulz con la conseguente lettura in Aula, Mario Borghezio è sospeso aspettando l’espulsione, anche se il deputato parla di autosospensione: «C’è stata una riunione del gruppo – ha dichiarato ieri a Repubblica – Ho chiesto un rinvio per tradurre in inglese il testo integrale dell’intervista sul ministro. In attesa del chiarimento, ho sentito il dovere di autosospendermi. Sono tranquillo, la vicenda si risolverà entro un mese».
Il leghista aveva rilasciato, durante un’intervista nella trasmissione radio la Zanzara, pesanti dichiarazioni sul ministro per l’integrazione Cecile Kynge: «In Italia la cittadinanza viene data alla c…- e continuando – ha l’espressione simpatica, mi sembra una brava casalinga, andrebbe bene come assistente sociale di un Comune di 500 abitanti».
Ma i colleghi dell’Efd, Europa della libertà e della democrazia, tramite il co- capogruppo Francesco Speroni, raccontano un’altra versione della storia: la sospensione sarebbe avvenuta sotto la pressione degli euroscettici inglesi «I nostri colleghi – spiega Speroni – quelli britannici, si ritengono indignati, hanno chiesto la sua testa. C’è stata quindi una richiesta di sospensione a cui Borghezio non si è opposto». Il leghista, infatti, non è nuovo a commenti spiacevoli, come le frasi sul mostro di Utoya quando disse di condividere le idee di Brevnik. Affermazioni che, a quel tempo, gli costarono tre mesi di sospensione dalla Lega. Per gli inglesi il comportamento di Borghezio è recidivo ed era giunto il momento di prendere dei provvedimenti.
Intanto il testo integrale dell’intervista, in traduzione per la volontà dello stesso Borghezio, verrà trasmesso a tutti gli eurodeputati. Una decisione che potrebbe peggiorare la sua posizione. Si legge, infatti, come per il leghista questo sia il governo «del bonga bonga» e che il ministro Kyenge vuole cambiare delle tradizioni millenarie che l’eurodeputato difende perché «noi giuridicamente non siamo nati ieri, senza offesa per nessuno, non siamo Congolesi».
Ieri il direttore di Articlo 21, Stefano Corradini, sempre in merito alle dichiarazioni rilasciate alla Zanzara, ha consegnato al Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz le 130.000 firme raccolte sul sito Change.org, per la petizione #iostoconCecileKyenge. Al Parlamento si chiede di favorire le dimissioni del leghista o quantomeno di prendere dei seri provvedimenti.

Francesca Ascoli