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Caos calmo, viaggio nella torre di controllo di Fiumicino

di Lorenzo Giovanardi18 Febbraio 2026
18 Febbraio 2026
Fiumicino

“Volo Ita-Airways 6610, pronto per l’atterraggio”. La voce esce secca dalla cuffia. Prima ancora che qualcuno risponda, un’altra frequenza si accende. “Ryanair 4782 pronto per il decollo”. Le comunicazioni si accavallano in un flusso ininterrotto composto da tre radar, cinque frequenze radio e decine di aerei. 

Nella torre di controllo di Fiumicino – 54 metri di altezza tra il Terminal 1 e il Terminal 3 – non esiste il silenzio. Un continuo mescolarsi di voci, suoni e coordinate diffuse in linguaggio tecnico, incomprensibile per chi non è del mestiere. Fuori, oggi, il cielo tende al grigio scuro. Verso nord, est e ovest. L’unico spicchio di chiaro è a sud. Ed è proprio lì che gli operatori indirizzano i piloti, in volo e ancora a terra. Gli aerei, infatti, non devono assolutamente attraversare la perturbazione. Il caos, però, è solo apparente. 

La torre di controllo di Fiumicino vista dall’esterno

I controllori, disposti a mezzaluna, sono seduti ogni giorno nella propria postazione. Al centro, il caposala, responsabile di tutto ciò che accade all’interno. È concentrato, ma sereno, come un direttore d’orchestra che dirige i propri musicisti. Una melodia composta da 90 movimenti l’ora, uno e mezzo al minuto, tra arrivi e partenze, grazie all’uso alternato delle piste. Eppure non è solo. A migliaia di metri di distanza, c’è chi ascolta questa sinfonia. “Sapere che a terra qualcuno ha una visione più ampia della tua è fondamentale”, spiega a Lumsanews Reman Hassan, comandante di Boeing 737. “Il pilota è concentrato sulla sicurezza del proprio aereo. Il controllore invece, grazie al radar, ha una visione di traffico molto più completa e impedisce eventuali conflitti tra velivoli”. 

Quattro sale operative per una torre

A gestire le torri di controllo di tutta Italia ci pensa l’Ente nazionale per l’assistenza volo (ENAV), che ha la responsabilità di ogni atterraggio e decollo in tutti gli aeroporti presenti nel territorio nazionale. A Fiumicino sono presenti quattro sale operative. In cima, la Sala operativa torre (TWR), cuore pulsante in cui operano i controllori del traffico aereo. Al piano sottostante, la sala di playback, utilizzabile per sperimentazioni e sviluppo di progetti innovativi. Ancora sotto, la sala MET, dove vengono osservate, raccolte e elaborate le informazioni meteo in zona aeroporto e vicinanze. Infine la sala regia, dove i tecnici tengono costantemente monitorate tutte le tecnologie e le strumentazioni e sono pronti a intervenire tempestivamente in caso di necessità. 

Un computer operativo all’interno della torre di controllo


Concentrazione massima, pause obbligate

Lavorare dentro la torre di controllo richiede un alto grado di concentrazione. “Per questo”, come racconta Alessandro Pasquali, controllore del traffico aereo di Fiumicino, “i turni di lavoro sono organizzati per garantire adeguati tempi di recupero durante la giornata. Nelle otto ore di servizio è prevista un’ora e 40 minuti di pausa, distribuita nell’arco del turno. Questo per prevenire livelli di stress incompatibili con la responsabilità di questo ruolo”. Una disposizione, spiega Pasquali, che fa parte della normativa europea per l’aviazione civile. I controllori del traffico aereo hanno infatti a disposizione una stanza con divani dove leggere, rilassarsi e staccare. “Aiuta a liberare  il cervello da radar e rotte”, aggiunge Pasquali.

Quando l’imprevisto non esiste

Se nella vita di tutti i giorni gli imprevisti possono presentarsi in ogni momento, nel “vocabolario” della torre di controllo questa voce non esiste. “Qui li chiamiamo situazioni inusuali. Ma noi siamo perfettamente addestrati per gestirle”, precisa Pasquali. “Le procedure sono rigide e ben strutturate, pertanto tutto rientra nella norma”. Temporali, raffiche di vento intense. Il traffico aereo viene rimodulato, i decolli deviati su traiettorie alternative, le istruzioni trasmesse con anticipo per aggirare le perturbazioni. “Le condizioni meteo estreme non rappresentano un ostacolo alla gestione operativa”, assicura il controllore di volo. “Le procedure sono strutturate proprio per garantire sicurezza ed efficienza anche in scenari complessi. Per cui le condizioni meteorologiche estreme non rappresentano alcun problema”.

In dialogo tra cielo e terra

In caso di maltempo il rapporto pilota-torre di controllo può subire variazioni. “Può succedere che i comandanti siano costretti a prendere alcune decisioni in anticipo rispetto alla torre di controllo”, spiega il comandante Hassan. “Di fronte a una perturbazione il pilota ha la necessità di deviare dalla rotta prestabilita. Questo mette in difficoltà il controllore che si ritrova a dover riorganizzare lo spazio aereo tempestivamente mantenendo le distanze di sicurezza tra gli aerei”. Così come può capitare che il pilota non sia d’accordo con alcune decisioni prese dalla torre, ma le debba seguire obbligatoriamente. “Questo può capitare”, sottolinea Hassan. “Ricordiamoci però che la torre ha una visione più  completa dello spazio aereo e che quindi deve soddisfare le richieste di tutti gli aerei oltre garantendo gli standard di sicurezza”.

Le comunicazioni seguono le regole dell’alfabeto aeronautico ICAO (International Civil Aviation Organization), sviluppato negli anni Cinquanta. Una fraseologia standard internazionale che non lascia libere interpretazioni, perché in cielo l’ambiguità non è ammessa. “L’alfabeto ICAO consente ai piloti e controllori di ogni nazionalità di comunicare in modo standard identico in ogni angolo del mondo”, ricorda il comandante del 737.

Sono le 18,30. Fuori, il grigio si è dissolto. La perturbazione è passata. Nella torre di Fiumicino, le voci continuano a sovrapporsi, i radar a lampeggiare. Novanta movimenti all’ora, uno e mezzo al minuto. Se a terra le regole si interpretano o si discutono, in cielo ogni parola ha un peso, ogni decisione è anticipata. E tutto, davvero, è sotto controllo.

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