"Due capigruppo donne"Le mani di Letta sul Pdalla Camera e al Senato

Via Delrio e Marcucci Ma Base riformista non ci sta

Enrico Letta è deciso. Vuole due capogruppo donne alla Camera e al Senato e chiama Graziano Delrio e Andrea Marcucci per un loro passo indietro. A una settimana dalla sua elezione, il neo segretario dem scompiglia ancora una volta gli equilibri interni del Partito democratico e detta la nuova linea per il futuro. “Non posso immaginare che nel nostro partito – ha dichiarato Letta in un’intervista al quotidiano Il Tirreno – ci siano solo volti maschili al vertice. Servono leadership mischiate. Delrio e Marcucci sono tra le figure di maggior rilievo che abbiamo, hanno lavorato benissimo e potranno tornare utilissimi in altri ruoli, ma ora siamo intorno alla metà della legislatura ed è giusto lasciare spazio a due donne”.

Nessun nome per ora, saranno i gruppi a decidere, ma nel frattempo cresce l’insoddisfazione all’interno di base riformista. La corrente formata dai renziani che non hanno seguito l’ex segretario nell’avventura di Italia Viva e guidata da Lorenzo Guerini e Luca Lotti intende sostenere e difendere fino in fondo Andrea Marcucci che vanta la maggioranza dei 36 senatori. Più morbida invece la linea di Delrio, pronto a fare un passo indietro e che ha fatto sapere: “Condivido le parole di Letta sulla necessità che il Pd sia all’avanguardia nella parità di genere. Condivido anche che, in ogni caso, l’autonomia dei gruppi parlamentari vada rispettata ma mi sono sempre battuto perché a 3 delle 5 presidenze delle commissioni alla Camera spettanti al Pd fossero indicati nomi femminili”.

Intanto, in attesa di capire le sorti delle nuove leadership parlamentari, iniziano ad aleggiare i nomi dei possibili successori. Alla Camera si parla di Debora Serracchiani, Anna Ascani, Alessia Rotta e Marianna Madia, al Senato invece potrebbe subentrare Valeria Beni e Caterina Bini, entrambe di base riformista, ma anche Simona Malpezzi e Roberta Pinotti, ex ministro della Difesa.

Tuttavia, se non si arriverà a un accordo con Letta, il rischio è una spaccatura tra i gruppi del Pd in Parlamento.