Catania, sulla morte della madre incinta interviene Mons. Cozzoli

Il docente di bioetica: "Obiettori non siano bersagli su cui gettare la croce"

Era al quinto mese di gravidanza Valentina Milluzzo, la trentaduenne morta lo scorso lunedì all’ospedale Cannizzaro di Catania dopo aver perso i gemelli che portava in grembo. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo verso 12 medici dell’ospedale per il reato di omicidio plurimo colposo in quanto, secondo la denuncia della famiglia della vittima, un medico si sarebbe rifiutato di intervenire in quanto obiettore di coscienza.

Il timore che si riapra una caccia nei confronti degli obiettori viene oggi espressa da Monsignor Mauro Cozzoli, docente di bioetica presso la Pontificia Università Lateranense. Il prelato, intervistato da Avvenire, esprime il suo pensiero: “Amare la vita significa fare di tutto per salvarla, e questa è la posizione dei cattolici e dei medici obiettori, bersagli facili sui quali buttare la croce”. I margini imposti dalla legge 194 sono chiari anche per il teologo. “Se il medico del Cannizzaro non si fosse adoperato per soccorrere la donna, sarebbe colpevole di omissione di cura, in quanto non si sarebbe trattato di interrompere una gravidanza ma di prestare un soccorso terapeutico. In tal caso, l’obiezione di coscienza non c’entra nulla”, conclude Cozzoli.

Lorenzo Capezzuoli Ranchi

Nato a Roma durante i mondiali di Italia ’90, è iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Lazio, albo pubblicisti. Dopo una esperienza a New York, dove studia Broadcast Journalism alla New York Film Academy, torna nella Capitale per il Master in giornalismo della Lumsa. Estroverso, spigliato e gran chiacchierone, guarda al prossimo biennio col sorriso.