Roma, Gualtieri "spinge"sulla candidatura a sindaco ma Letta ora frena

Calenda: "Ci vediamo alle elezioni" E i dem romani puntano su Zingaretti

L’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri accelera sulla sua candidatura a sindaco di Roma e per il neo leader democratico Enrico Letta arrivano i primi grattacapi. Neanche il tempo di chiedere “lealtà e trasparenza” per salvare il Partito democratico dallo scontro tra concorrenti che iniziano le prime grane. La situazione, infatti, provocherebbe delle conseguenze non irrilevanti da un punto di vista politico, data la sempre più stretta alleanza del partito con i 5 Stelle e la ricandidatura di Virginia Raggi.

Da settimane l’ex ministro dell’Economia aveva fatto intendere di voler correre per il Campidoglio. Lo stupore dei vertici dem, quindi, non è per il profilo ma per lo scatto in avanti fatto senza un confronto aperto. La decisione, non ancora formalizzata, è parsa al neo segretario una brusca accelerazione, quando ancora mancano la data delle elezioni e le consultazioni con i vertici locali e gli organi del partito. Enrico Letta nelle scorse ore ha fatto sapere che incontrerà al più presto Gualtieri, “grande amico e ottimo nome”, per affrontare i temi delle grandi difficoltà della Capitale e preparare insieme il progetto del Pd.

Intanto dopo l’annuncio di Gualtieri un primo strappo è arrivato dal leader di Azione Carlo Calenda: “Abbiamo partecipato a un tavolo di coalizione sparito nel nulla. Ora apprendiamo dai giornali, altro che tavoli e dialoghi, dell’imminente candidatura di Gualtieri. Appare evidente la scelta di rompere. Ci confronteremo alle elezioni”.

A vincolare poi il leader democratico anche i dem romani, che vorrebbero così forzare la mano a Letta e metterlo di fronte al fatto compiuto, magari cercando di convincere a scendere in campo Zingaretti, perché certi che sia l’unico ad avere più chance di vincere.

Un inizio di leadership dunque burrascosa per il neo segretario che ora non può rischiare scelte divisive dopo che nel suo discorso di insediamento ha raccomandato l’unità dell’intero campo progressista e nel confronto ha chiesto “volti e non maschere”.