Concordia, la Procura rifiuta il patteggiamento di Schettino. Il comandante: “Strano che il relitto della mia nave sia ancora lì”

“E’ strano che la mia nave sia ancora lì”, dice Francesco Schettino fingendo sorpresa per la “sua” nave ancora arenata all’isola del Giglio, dove è affondata 18 mesi fa dopo un incidente nel quale sono ancora tutte da accertare le sue responsabilità. Al Teatro Moderno di Grosseto oggi è il terzo giorno di udienza per il naufragio della Costa Concordia. E’ un processo dai grandi numeri: in aula i parenti delle 32 vittime tra passeggeri e membri dell’equipaggio, per un totale di più di 400 testimoni e 250 parti civili. Il collegio di difesa di Francesco Schettino ha reiterato la richiesta di patteggiamento a tre anni e cinque mesi di reclusione per

l’ex comandante della Concordia.La Procurasi è opposta all’istanza così come aveva fatto nel corso dell’udienza preliminare. 
Niente patteggiamento.La Procura di Grosseto non ha dato parere favorevole alla richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa di Schettino. Francesco Pepe, uno degli avvocati di Francesco Schettino, al termine dell’udienza ha detto: “Non c’è nulla di nuovo che sia rilevante. Abbiamo finito con questo primo giorno. Abbiamo chiesto un patteggiamento, ma abbiamo semplicemente ribadito la richiesta che avevamo già fatto”.
Tra i 347 testimoni dell’accusa figurano anche Domnica Cemortan, la giovane

moldava presente sul ponte di comando al fianco di Schettino al momento del naufragio e che in una pausa del processo ha detto: “Mi sorprende che ci sia un solo imputato, era una nave non un’auto. Mi aspetto verità da questo processo per le persone che sono morte”. E ci sarà Gregorio De Falco, il capo della capitaneria di porto di Livorno che ordinò via radio al capitano Schettino di risalire a bordo della nave che stava affondando.
Il recupero del relitto. Durante la prima pausa del processo ha parlato Schettino:. Per il recupero del relitto intanto si profila con sempre maggior insistenza un “piano B”. Anziché essere rimessa in galleggiamento attraverso l’aggancio alle murate di 30 cassoni pieni d’aria e poi rimorchiata fino al più vicino porto disponibile per lo smantellamento dello scafo, la nave potrebbe essere c
aricata su un altro colosso del mare, la nave Vanguard, di recentissima costruzione, e trasportata anche lontano. Ad esempio in Turchia, dove le operazioni di demolizione sarebbero notevolmente meno costose, anche perché il Paese è specializzato in questo tipo di interventi.