ROMA – L’Europa occidentale ha fatto i conti con l’estate più calda mai rilevata prima. La temperatura media – 21,7 gradi centigradi – ha superato di 2,5 gradi la media del periodo 1991-2020. Superato così il precedente record stabilito nel 2003. I dati sono stati diffusi da Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra gestito dalla Commissione Europea. L’organizzazione ha poi precisato come il caldo eccezionale si sia esteso non solo durante i mesi centrali dell’estate, ma anche a maggio e settembre.
Le conseguenze del caldo record
Caldo record che chiama ora l’Europa – come affermato da Samantha Burgess, climatologa presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche – “a rafforzare la resilienza ai rischi climatici sempre più interconnessi”.
Secondo la Burgess, le conseguenze di questo caldo “hanno influenzato la disponibilità idrica, i sistemi energetici, i trasporti e la salute umana”. Sono almeno 35.000, i morti legati alle alte temperature registrate l’estate appena trascorsa in Europa.
Lo stress termico
L’indicatore di come i diversi ambienti siano in grado di influenzare il corpo umano – conosciuto come stress termico – è stato diffuso in tutto il Vecchio Continente: il 52% dell’Europa ha subito condizioni di intensità “molto forti” corrispondenti a temperature percepite di 38 gradi centigradi o superiori.
L’impatto della siccità sui fiumi
Come riportato da Copernicus, il record ha riguardato anche le condizioni climatiche del mare in Europa. I fiumi hanno raggiunto le portate estive più basse degli ultimi mesi a causa della siccità diffusa. Siccità che, insieme al caldo, ha contribuito alla propagazione dei numerosi incendi che hanno devastato l’Europa quest’estate: sono circa 435mila – secondo la WWF – gli ettari che hanno bruciato.


