Test sierologico dagli Usaaffidabile nel 97% dei casiè in vendita in Alto Adige

Il direttore della clinica Alex Gardetto "Scorte ridotte, le analisi in Austria"

A Bressanone, in Alto Adige, c’è una nota clinica privata di chirurgia, la Brixsana, che ha deciso di estendere la sua attività, offrendo agli utenti la possibilità di sottoporsi ai test sierologici. Quelli che utilizza sono attendibili al 97%, molto più di quelli “rapidi”. Lumsanews ha intervistato il direttore sanitario della struttura, Alexander Gardetto, per ragionare insieme sulla scarsa offerta mondiale di questi test e su quale potrebbe essere il futuro in termini di diagnosi veloce del Covid-19.

Dottor Gardetto, i test sierologici usati presso la vostra clinica in che cosa si differenziano dagli altri?
“Usiamo il test della ditta statunitense Abbott. È un test sierologico che rivela se il paziente ha l’IgG, ovvero l’anticorpo che combatte il Covid-19. In caso di esito positivo, c’è una immunità che però non è mai del 100%, perché questa ipotesi non esiste con alcun tipo di virus. Vuol dire semplicemente che se una persona che ha sviluppato gli anticorpi si infetta una seconda volta, le conseguenze potrebbe essere ridotte. Il grande vantaggio di questo test è che è stato approvato sia dalla Fda (l’ente governativo statunitense che si occupa dei farmaci, ndr) che dalla Ce. Inoltre rispetto agli altri ha un’attendibilità del 97%. Vuol dire che la sensibilità del test è davvero elevata e che reagisce soltanto al Covid-19 e non ad altri Coronavirus già noti”.

Come mai presso la vostra struttura il test sierologico costa 80 euro e altrove la metà?
“Quello che costa meno è un test rapido che si effettua sul sangue capillare, per trovare gli anticorpi IgG e IgM. È molto meno attendibile, anche perché l’IgM è un anticorpo che quando testato non riesce a dare una risposta chiara, tanto che la Abbott non lo prende nemmeno in considerazione. I test rapidi sono meno affidabili e lo si capisce anche perché si fanno sul posto. È come fare un test di gravidanza o per la glicemia mentre il test sierologico si analizza in laboratorio. I nostri li spediamo a Innsbruck, in Austria, e poi loro ci mandano i risultati”.

Alexander Gardetto, medico chirurgo e direttore sanitario clinica Brixsana

Fino ad ora quante persone si sono sottoposte al test sierologico presso la vostra struttura?
“Circa 2.300 persone. Abbiamo iniziato due settimane fa a usare questo test ad alta attendibilità anche se i test sierologici li facevamo già da un mese e mezzo. Abbiamo deciso di cambiare perché l’Italia e anche l’Alto Adige lo ritengono più affidabile. È però importante dire che il test sierologico ha senso farlo soltanto se la persona è stata almeno due settimane senza sintomi. L’anticorpo IgM si sviluppa dopo due settimane e l’IgG una settimana più tardi quindi dopo tre settimane. Per cui chi ha i sintomi deve fare il tampone”.

Non c’è il rischio che le persone che hanno sviluppato gli anticorpi credano poi di essere immuni?
“Noi li avvertiamo. Facciamo sottoscrivere un foglio informativo e poi, se l’esito è positivo, anche sui risultati verrà sempre riportato che non garantiscono una sicurezza di immunità al 100%”.

I test rapidi invece sono tutti certificati dalla Fda?
“In realtà soltanto uno lo è e adesso non si trova più sul mercato perché è esaurito. È stato messo di nuovo in produzione. Anche quello che usiamo noi al momento non è certificato”.

Come mai secondo lei le regioni fanno tanti test rapidi nonostante quelli sierologici siano più affidabili?
“L’Istituto Superiore di Sanità ha comprato 150mila test sierologici da questa azienda americana. Il problema è che l’Italia, come gli altri Paesi, fanno i test soltanto alle persone in prima linea, quelle più esposte come il personale sanitario e le forze dell’ordine. La persona comune invece non ha la possibilità di dire “adesso voglio sottopormi al test”. Questo è un po’ il dilemma. Ecco perché la nostra clinica offre questo tipo di servizio a pagamento. I kit mondiali sono limitati. Noi li prendiamo dall’Austria per fortuna, perché in Italia è tutto già esaurito. L’Alto Adige ne ha comprati 15mila ma so che sta trattando per averne altri”.

In futuro saranno brevettati anche altri modi per rilevare il Covid-19?
“Sì, a breve prevedo l’utilizzo dei test rapidi antigenici. Ci vorrà molto tempo per il rilascio sul mercato però, perché non hanno ancora prodotto i risultati sperati. È comunque un test in cui si fa il prelievo della saliva, come nel tampone, e poi come nei test rapidi si verificano gli anticorpi. Questo tipo di test rivela se una persona è infetta o no. Per il turismo e per uffici e aziende sarebbe un’informazione importantissima da poter ottenere rapidamente”.

Diana Sarti

Nata a Roma nel 1995, si è laureata in scienze politiche alla Luiss. Scrive soprattutto per il web, con particolare attenzione agli esteri. Appassionata di teatro e Giochi olimpici, ha scritto spesso di nuoto e atletica leggera. Viaggiatrice da sempre e poliglotta, parla cinque lingue.