ROMA – Non si arresta il dibattito attorno al referendum giustizia, e nemmeno le polemiche. Al centro dell’ultima bufera ci sono questa volta le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Al Csm c’è un sistema paramafioso”, ha dichiarato il Guardasigilli in un’intervista al Mattino di Padova, attaccando l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura e difendendo invece il sistema di sorteggio previsto dalla sua riforma.
Il pm Di Matteo risponde a Nordio
Dopo l’insurrezione di Anm e opposizioni, il ministro della Giustizia ha sottolineato come il paragone da lui citato fosse in realtà lo stesso utilizzato in passato dal magistrato Nino Di Matteo per riferirsi alle toghe. Una precisazione che il sostituto procuratore nazionale antimafia non ha apprezzato, accusando il titolare di via Arenula di “strumentalizzare le mie parole”. Chiamato in causa, Di Matteo ha espresso dubbi anche sulla riforma costituzionale che secondo il magistrato “invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura”.
Le critiche di Anm e opposizioni
L’accostamento alla realtà mafiosa non è piaciuto nemmeno all’Associazione nazionale magistrati, che ha bollato le parole di Nordio come “un’offesa alla memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d’Italia”. Il limite si è oltrepassato anche per la segretaria dem Elly Schelin che dalle pagine del quotidiano La Repubblica ha accusato la destra di “insultare la memoria di uomini come Paolo Borsellino e dei tanti altri che hanno dato la vita al servizio dello Stato”.


