Sovraffollamento carceriper il governo si va versola detenzione domiciliare

Allo studio il piano per l'emergenza Servono 5000 braccialetti elettronici

Nelle carceri italiane ci sono 57.590 detenuti per 48.000 posti effettivi. Numeri che rappresentano un problema già in situazioni di normalità, ma che diventano esplosivi in questi giorni di crisi trasversale a causa del Coronavirus.

L’obiettivo a brevissimo termine del governo è quello di mettere momentaneamente fuori dagli istituti penitenziari 10.000 detenuti, per rendere applicabili le misure di distanziamento personale necessarie al contenimento del Covid. Il metro di distanza obbligatorio, quello che fuori dalle galere è diventato un mantra per la protezione di tutti, dentro è praticamente impossibile da mantenere, dato il sovraffollamento delle strutture.

Domani al Senato ci sarà la discussione sul decreto Cura Italia, quello comprendente anche le disposizioni sulle carceri, poi giovedì verranno votati gli emendamenti. L’idea, che circola da qualche settimana, è quella di trasferire alla detenzione domiciliare momentanea quei detenuti a cui restano da scontare periodi di pena più bassi.

Per il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, la priorità resta fornire di braccialetti elettronici per la geolocalizzazione le forze dell’ordine, così da controllare chi sarà messo fuori dal carcere per questo periodo di tempo limitato. Il numero dei dispositivi disponibili resta limitato: fino alla scorsa settimana erano 2.600. Adesso dovrebbero essere raddoppiati dopo le richieste del commissario straordinario per il Coronavirus, Domenico Arcuri. Ne mancano all’appello però ancora 5.000.

Si potrebbe allora ricorrere a un’altra soluzione: dare i braccialetti a chi ha ancora da scontare 18 mesi e lasciare senza quelli con pena residua al di sotto dell’anno.
Fondamentale per tutti è la tempistica con cui verranno adottate le misure.

Bisogna fare in fretta, perché la situazione degli istituti di detenzione potrebbe degenerare da un momento all’altro. Per questo non saranno prese in considerazione le richieste di indulto e amnistia avanzate dai Radicali, che richiederebbero tempi di approvazione troppo lunghi che a oggi il Paese non può permettersi.

Flavio Russo

1991. Liceo classico e università umanistiche. Curioso di tutto e quindi giornalista. Sono nato lo stesso giorno di Andrea Pazienza, mio padre spirituale. Napoletano, incredibilmente amo la musica, il mare, la pizza e Maradona.