Empori Solidali, i social market contro la povertà

C’è la luce di un neon a illuminare gli scaffali dell’Emporio Solidale della Caritas di via Blaserna, nel quartiere Marconi, a Roma. Ed è tra quegli scaffali che si percepisce l’ombra di molte storie, raccontate da chi ha avuto il coraggio di chiedere aiuto: storie di chi ha perso il lavoro durante la pandemia, di chi divide 70 metri quadri con altre dieci persone, di chi “è stato dentro” dopo una rapina, di cadute e ricadute nel vortice della droga. “Come quelle storie da film, ma che qui sono realtà”, sostiene un operatore Caritas che conosce da vicino queste storie.

Geografia degli Empori Solidali
Quella degli Empori Solidali della Caritas è una realtà diffusa in tutta Italia. Spesso definiti “social market”, gli empori sono dei veri e propri supermercati in miniatura che mettono gratuitamente a disposizione beni di prima necessità, come prodotti alimentari o per l’igiene, articoli scolastici e, in alcuni casi, indumenti. Il primo e unico report condotto da Caritas Italia (in collaborazione con l’associazione CSVnet – Centri di servizio per il volontariato) risale al 2018 e ha attestato la presenza di 178 empori attivi. Stando ai dati del report, nel solo anno 2017 gli empori avevano aiutato circa 30mila famiglie per un totale di quasi 105 mila persone. Il numero di Empori e la quantità di persone beneficiarie di questo servizio sono cresciuti di anno in anno: si contano, infatti, almeno 200 unità diffuse in tutte le regioni, la cui presenza sarà confermata da un censimento già predisposto dall’associazione. I dati complessivi, raccolti dall’inizio della loro attività al 30 giugno 2018, stimano che su oltre 325.200 persone assistite ben il 22% degli utenti aveva tra 1 e 15 anni (all’incirca 71 mila persone).

Il primo emporio Caritas è stato aperto nel 2008 nella “Cittadella della Carità – Santa Giacinta” a Ponte Casilino, a Roma. Il modello, poi, si è diffuso a macchia d’olio in tutta Italia, coinvolgendo moltissime diocesi e realtà parrocchiali. Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italia, ha raccontato l’esperienza di Merano, in provincia di Bolzano, dove “nel periodo della pandemia è nato un Emporio Solidale che ancora oggi è attivo, ‘La tenda di Abramo’”. Proprio durante la pandemia, infatti, tante famiglie si sono rivolte a queste strutture.

Per entrare a far parte della rete Caritas, gli empori devono rispecchiare alcune caratteristiche: innanzitutto i futuri beneficiari arrivano  solo dopo un colloquio presso un Centro d’ascolto Caritas o attraverso organismi collegati o partner con cui sono definite le modalità di collaborazione. Ad accoglierli ci sono persone formate e specializzate all’ascolto, volontari che, attraverso dei percorsi individuali, pensano alle diverse esigenze emerse in sede di conoscenza. Una prima fase conoscitiva è dunque fondamentale. Si passa poi alla parte più burocratica: è necessario richiedere attestazioni (come quella Isee) e compilare una scheda, in cui si specificano le caratteristiche del singolo nucleo familiare. 

Il centro d’ascolto, a questo punto, decide di erogare una tessera: una sorta di carta prepagata, con dentro dei punti, calcolati in base alle esigenze della famiglia, che non hanno l’equivalenza di un valore economico. Ad esempio: per un nucleo familiare composto da quattro persone, i punti assegnati si aggirano intorno ai 210. C’è poi la cosiddetta “Tessera infanzia”, che vale 45 punti, pensata proprio per quelle famiglie con a carico un minore da 0 a 24 mesi. I punti attribuiti ai prodotti seguono una scala di priorità: la pasta avrà un punteggio più basso rispetto a biscotti, colluttorio o riso.

Ipotizziamo, dunque, una spesa settimanale: olio evo (7 punti), 3 pacchi di pasta (da un 1 punto ciascuno), 2 passate di pomodoro (3,4), latte (1,5), caffè (1 punto) o succo di frutta (0,5 punti) e varie possibilità di scelta tra biscotti, merendine o fette biscottate (per cui sono necessari 1,5 punti ciascuno). E poi tonno in scatola (1 punto), carne macinata (7 punti), petto di pollo (6 punti). Tra i condimenti si possono trovare fagioli (0,6 punti), ceci, lenticchie, piselli (0,8 punti) o minestrone (1,5 punti). Non meno importanti detergente piatti e pavimenti (entrambi da 2,2 punti), detersivo lavatrice (4,5 punti), assorbenti (2 punti), bagnoschiuma (2,5 punti) e dentifricio (1,2 punti). Poco più di 50 punti per una spesa che può integrare o addirittura sostituire quella in un supermercato tradizionale. 

Tra donazioni e fondi Fead
I prodotti che arrivano agli empori seguono vari canali: oltre a donazioni e collette, istituite in accordo con i supermercati, c’è tutta una serie di aiuti che arriva attraverso i programmi Fead. Il Fondo di aiuti europei agli indigenti sostiene gli interventi promossi dai paesi dell’Unione per fornire cibo e assistenza. In Italia, oltre al legame tra Empori e Caritas, esistono molte altre realtà che provano a far fronte al problema povertà. Tra queste c’è Banco Alimentare. Monica Tola, direttrice del Banco Alimentare del Lazio, ha collaborato per molti anni con Caritas prima di assumere questo ruolo, constatando che “il carico di richieste che le organizzazioni caritative stanno supportando è di molto aumentato negli ultimi anni”. Un tema centrale, però, – sottolinea Tola – è anche quello della mancanza di volontari”, il cui contributo quotidiano è essenziale per gli Empori Solidali.

Oltre 2 milioni di famiglie in stato di povertà
A spiegare l’aumento delle richieste di aiuto agli empori ci sono i numeri sulla povertà in Italia: stando ai dati diffusi nell’ottobre 2023 da Istat relativi al 2022, poco più di 2,18 milioni di famiglie si trovano in uno stato di povertà assoluta. “Questi dati dicono che la quota di famiglie indigenti nel nostro Paese è molto aumentata negli ultimi 15 anni”, conferma a Lumsanews Massimo Baldini, professore ordinario di Economia dell’università di Modena e Reggio Emilia. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%, dal 10,1% del 2021), con un picco nel Sud (11,2%), seguita dal Nord-Est (7,9%) e Nord-Ovest (7,2%). Il Centro conferma, invece, i valori più bassi dell’incidenza (6,4%).

“L’obiettivo”, conclude il dirigente della Caritas, “resta quello di rendere l’Emporio un passaggio, una fase di transizione che aiuta la persona a crescere e a rendersi autonoma”. Un’autonomia che ha l’ambizione di favorire il recupero e la ricollocazione all’interno della società.