Eutanasia, la parola passaalla Corte CostituzionaleLa politica resta divisa

Domani discussione sul caso Dj Fabo Giammanco (FI): "Libertà di coscienza"

Adesso sulla morte dell’uomo che non si sentiva più vivo e sulla vita di chi l’ha accompagnato alla morte, esaudendo la sua ultima scelta, si esprimeranno i giudici, perché la politica ha abbandonato il campo.

Domani la Corte Costituzionale discuterà il caso di Fabio Antoniani, noto come Dj Fabo, tetraplegico in seguito a un incidente, che nel febbraio 2017 scelse di morire con il suicidio assistito in una clinica Svizzera. Con lui c’era Marco Cappato, politico radicale ed esponente dell’associazione Luca Coscioni, che il giorno dopo si è autodenunciato, venendo accusato di aiuto al suicidio, previsto dall’articolo 580 del codice penale, finendo così sotto processo.

Il caso di Cappato ha riacceso il dibattito sull’eutanasia, diviso il Paese e reso plastica la necessità di legiferare sul tema. Il 14 febbraio 2018 la Corte d’Assise di Milano ha chiesto alla Consulta la valutazione della legittimità costituzionale del reato. Il 24 ottobre 2018 la Corte Costituzionale ha definito incompleto l’attuale assetto normativo e invocato un intervento del Parlamento entro il 24 settembre 2019. Ma i due partiti della vecchia maggioranza di governo, Movimento 5 stelle, più liberale, e la Lega, più conservatrice, erano molto divisi sul tema e la Camera non è riuscita a produrre neanche un testo base.

Domani quindi la Consulta tornerà a discutere il caso in camera di consiglio: potrebbe colmare lacune legislative o concedere più tempo al Parlamento.

La politica resta indietro e divisa, anche perché l’eutanasia lacera i partiti trasversalmente. Oggi la senatrice di Forza Italia Gabriella Giammanco ha invocato “libertà di coscienza”, invece la sua collega Paola Binetti, dell’Udc, ha chiesto tempo alla Consulta, accusandola di “ignorare il lavoro del Senato su un tema di vita e di morte”.

La Consulta di Bioetica ha invitato la Corte Costituzionale a non rinviare la decisione e si è schierata contro l’ideologia del “vivere sempre e comunque”.

Giulio Seminara

Nato a Catania il 6 dicembre del 1991. Diplomato al liceo classico e laureato in Lettere Moderne con una tesi su Pier Vittorio Tondelli. Ha lavorato a LA7 come programmista e scritto per diversi quotidiani. Appassionato di cinema, politica e calcio. Gioca a ping pong, ascolta i cantautori e i Placebo.