HomeCronaca Fine vita, cardinal Bassetti: “Eutanasia resti reato, no diritto alla morte”

Fine vita, cardinal Bassetti
"Eutanasia resti reato
no al diritto alla morte"

Pressing del Presidente della Cei

"Parlamento decida in fretta"

di Chiara Viti12 Settembre 2019
12 Settembre 2019

“L’approvazione del suicidio assistito nel nostro Paese aprirebbe un’autentica voragine dal punto di vista legislativo, ponendosi in contrasto con la stessa Costituzione italiana”. È questo il monito lanciato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante un evento promosso dalla Conferenza Episcopale a Roma. Il prossimo 24 settembre infatti è attesa la decisione sul suicidio assistito da parte della Corte Costituzionale che si esprimerà sull’eventuale incostituzionalità dell’articolo 580 del Codice penale che, ad oggi, considera reato l’aiuto al suicidio. La discussione sul tema in Parlamento doveva essere calendarizzata per agosto, ma a un mese di distanza è ancora un nulla di fatto. Se le camere non si esprimeranno sul tema sarà allora compito della Consulta indicare la strada e a superare l’impasse parlamentare. L’appello del cardinale arriva a poche ore dal discorso del premier Conte in Senato che ha auspicato una rapida e condivisa legge sul fine vita.

Bassetti ha difeso “il principio inderogabile del rispetto della vita” insistendo sulla necessità di rivedere la disciplina sulle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento) e sull’importanza, a suo avviso, di introdurre l’obiezione di coscienza per i medici. A sostegno della sua tesi il capo dei vescovi ha citato casi recenti che hanno infuocato il dibattito sull’eutanasia come quello della giovane Noa, di Vincent Lambert o quello di Charlie Gard, evidenziando “l’urgenza del dibattito parlamentare nel rispetto dei principi costituzionali”.

Le parole del presidente della Cei hanno incassato l’appoggio di esponenti politici come Maurizio Gasparri, Simone Pillon e Luciano Nobili, presenti all’evento. L’intervento di Bassetti si allinea con le posizioni dei movimenti Pro Vita che, nei mesi scorsi, hanno diffuso l’ennesima campagna. L’operazione “pubblicitaria” ha sollevato non poche polemiche. I manifesti, comparsi nella Capitale diffondevano slogan shock: “Lucia, 45 anni, disabile. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua mamma?”. E ancora: “Sei qui perché tua mamma non ha abortito”.

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