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HomeCronaca Garlasco, spunta un’analisi psicologica su Stasi mai depositata

Delitto di Garlasco
Spunta un'analisi psicologica
mai depositata su Stasi

I dubbi dei pm sulle provette smaltite

Dopo la condanna definitiva del 2016

di Clara Lacorte06 Ottobre 2026
06 Ottobre 2026

Da sinistra: Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta per l'omicidio di Chiara Poggi, la vittima e Alberto Stasi, fidanzato di Chiara e condannato a 16 anni di carcere nelle prime indagini | Foto Ansa

PAVIA – Un nuovo elemento di incertezza spunta nelle indagini della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco. Al centro dell’attenzione ora ci sono gli accertamenti compiuti nel 2007 dopo l’omicidio di Chiara Poggi da parte dei Ris di Parma. “Tendenza narcisistica” e “Ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso”, sono solo alcuni degli appunti contenuti nel documento sulla relazione psicologica di Alberto Stato chiesta e mai autorizzata. Rimane poi il dubbio sulle provette distrutte nel 2016. 

Nel mirino degli inquirenti tredici fogli non firmati

Si tratta di tredici fogli senza data e firma, mai depositati nel fascicolo delle indagini su Alberto Stasi, che riaprono il capitolo sull’operato degli ex investigatori del Ris. Nella prima pagina si legge il nome della criminologa Alessandra Bramante, ma non c’è la sua firma nel documento. Nei fogli successivi vengono riportati interi passaggi riguardanti le dichiarazioni di Stasi suddivise in tre verbali, resi tra il 13 e il 22 agosto 2007. Alcune di queste sono evidenziate di rosso per indicare i commenti, in verde ci sono le contraddizioni. Dunque, si alternano considerazioni di carattere psicologico come “Chiara non è mai pensata… come se non fosse mai stata la sua fidanzata (tanto che dice ai soccorritori che c’è una ragazza morta)”, a annotazioni investigative: “Come ha fatto a non sporcarsi? E a non vedere le macchie?”.

Il nodo delle provette distrutte

I dubbi sul lavoro dei Ris riguardano anche le contraddizioni emerse sulle modalità di conservazione di alcune provette. I sospetti si riferiscono all’intonaco della famosa impronta 33 e i frammenti trovati sotto le unghie della vittima. Infatti, dopo la sentenza definitiva di condanna di Stasi, emessa il 12 dicembre 2015, alcune provette vennero smaltite. Sebbene la procedura del Ris di Parma preveda la distruzione degli intermedi di lavorazione al termine degli accertamenti — qualora il reperto mantenga una sua identità in ambito penale —, i legali di Stasi hanno sollecitato a più riprese un chiarimento sulla sorte delle provette con i reperti biologici della scena del crimine. La data di smaltimento, pur non essendo certa, potrebbe essere collocata nella seconda metà di settembre 2016, dopo il ritrovamento di alcune fotografie che mostrano il freezer in procinto di essere rimosso. 

Il comandante Luongo: “Se qualcuno ha sbagliato, pagherà”

Salvatore Luongo, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, parlando al Tg1 sugli sviluppi del caso Garlasco ha affermato: ”Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche di assoluta fermezza. Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa”.

Intanto, nei prossimi giorni, sono attese in Procura a Pavia le convocazioni di coloro che, 19 anni fa, hanno lavorato alle indagini sul delitto di Chiara Poggi per fare chiarezza.

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