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HomeCronaca “Giustizia e verità” per Regeni, oggi la sentenza sui quattro 007 del Cairo

Giustizia e verità per Regeni
oggi la sentenza
sui quattro 007 del Cairo

Richiesti diciassette anni e ergastolo

Avv. Ballerini: "Un percorso in salita"

di Irene Di Castelnuovo28 Settembre 2026
28 Settembre 2026
Regeni

Manifestanti con cartelli davanti al tribunale di piazzale Clodio prima della sentenza del processo per la morte di Giulio Regeni | Foto Ansa

ROMA – Dieci anni non bastano per dimenticare quel corpo con impressi i segni di “tutto il male del mondo”, ma a volte sono necessari per arrivare a una prima verità processuale. I giudici della prima Corte di Assise di Roma devono decidere oggi, 28 settembre, sulle richieste di condanna sull’omicidio di Giulio Regeni, sequestrato e torturato in Egitto nel 2016. Gli imputati sono Tariq Sabir, Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Un generale, due colonnelli e un maggiore della National Security egiziana per cui il procuratore Sergio Colaiocco ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. 

La prima svolta: indagini sugli 007 del Cairo

L’avvocata della famiglia della vittima Alessandra Ballerini ha definito “faticosissimo percorso ad ostacoli e in salita” la strada che ha portato a questa prima sentenza. Un percorso durato 3.890 giorni. Dai primi tentativi di depistaggio delle autorità egiziane – con il Cairo che accusa dell’omicidio dei rapinatori successivamente morti in un conflitto a fuoco – alla svolta del 2018, quando per la prima volta vengono iscritti nel registro degli indagati gli 007 egiziani.

La battuta d’arresto: la chiusura delle indagini nel 2020

Da quel quattro dicembre di 8 anni fa, il silenzio dell’Egitto si fa sempre più assordante, tra risposte formali e mancata collaborazione. Nel 2020 la procura chiude le indagini, quasi un anno dopo la terza Corte di Assise dichiara nullo il decreto che dispone il giudizio: gli imputati si sono resi irreperibili, probabilmente non sono a conoscenza dell’esistenza del processo.

La seconda svolta: il processo ricomincia 

A cambiare le sorti del processo – e un pezzo di storia – sono il procuratore Francesco Lo Voi e l’aggiunto Sergio Colaiocco tramite una richiesta alla Consulta. Viene stabilito che quando uno Stato estero non collabora nei procedimenti per tortura si può procedere anche senza la notifica degli atti agli imputati.

I genitori di Giulio Regeni | Foto Ansa

A sei anni dall’omicidio: l’orrore nelle parole dei testimoni

“Sentivo Giulio mentre lo torturavano”, con le parole nel 2024 di un testimone, il processo riprende. Il 23 giugno 2026 viene formulata la richiesta di condanna nei confronti dei quattro agenti segreti. Chiesto l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, l’uomo che avrebbe materialmente ucciso il ricercatore italiano.

La consapevolezza del rischio: Regeni era preparato

“Una spia”, “uno sprovveduto che non sapeva bene in che situazione si trovasse”, queste sono solo alcune delle accuse mosse a Regeni nel corso degli anni. I suoi diari dimostrano il contrario: “Sono preoccupato per lo scenario volatile attualmente presente in Egitto”, scrive. Lo studio dei sindacati del Paese non è mai stato preso sotto gamba. “Sono poco sicuro sulle mie capacità di comunicare in dialetto” arabo: queste sue parole dimostrano la sua consapevolezza e la conoscenza dei propri limiti.

Cosa resta di “verità e giustizia”

Quello che da alcuni media del Cairo viene definito come “l’incidente Regeni” per i familiari della vittima è una battaglia che va avanti da anni. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo, lo ha messo. Questa famiglia però è resistente”, dichiara l’avvocata Ballerini a piazzale Clodio. “I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro”, aggiunge. Anche perché, come recitano gli striscioni gialli e neri che da anni si trovano nelle piazze d’Italia, “Giulio era uno di noi”.

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