US President Barack Obama (R) during his meeting with Italian Premier Matteo Renzi at Villa Madama in Rome, 27 March 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Renzi e le divisioni del Pdtutto già previsto dagli Usain un report del 2014

Tra fratture interne ed instabilità, l'ambasciata Usa racconta l'Italia

Does He Have What It Takes?“, possiede le qualità necessarie a farcela? Questo il dubbio che serpeggia nel dispaccio inviato a Washington nel 2014, alla vigilia dell’insediamento del nuovo governo Renzi. Era il 20 febbraio 2014, alla vigilia dell’insediamento dell’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze. L’Italia era nel pieno della crisi politica che portò alla caduta del governo Letta e il consolato americano a Milano fu interpellato per spiegare a Washington cosa succedeva a Nord del Paese.

Nel rapporto ottenuto da La Stampa, intitolato “Matteo Renzi’s Ascent: Views from Northern Italy”, lo sguardo americano si fa dubbioso nei confronti della riuscita del neo governo a guida Matteo Renzi. Il quotidiano torinese formula un sommario piuttosto incisivo: “Con Matteo Renzi che si prepara ad annunciare a breve il suo gabinetto, i nostri contatti nell’Italia settentrionale restano generalmente disposti a sostenerlo. Tuttavia ammettono l’esistenza di incertezze riguardo il suo programma, e l’ambiziosa agenda di riforme che ha annunciato. Molti osservatori nel nord suggeriscono che una delle più grandi sfide per Renzi saranno le divisioni all’interno del suo stesso partito politico”. Quest’ultima parte, a leggerla oggi, per alcuni acquista il valore di una premonizione.

Per molti altri, invece, che conoscono storicamente la sinistra italiana e le fratture che da sempre l’hanno contraddistinta, questo non sorprende affatto. Ma gli americani si dimostravano interessati alla riuscita del governo Renzi per motivi che li riguardano direttamente. In un altro rapporto inviato il giorno successivo al segretario di Stato John Kerry l’ambasciata commentava il lato economico e la stabilità del nostro Paese.” Dopo otto trimestri consecutivi di declino – la più lunga recessione dalla Seconda Guerra Mondiale – la crescita economica italiana si è appiattita alla fine del 2013. La risalita dagli otto punti di percentuale persi durante quei due anni sarà lenta. Il settore delle esportazioni relativamente in salute potrebbe favorire un po’ di ripresa, ma quest’anno non ci si aspetta più di una espansione dello 0,7%. Il tasso di disoccupazione ufficiale del 12,6% continuerà probabilmente a crescere nel 2015, e potrebbe non tornare ai livelli pre crisi per almeno un decennio”.

In queste condizioni, sottolineava il rapporto, l’Italia rischia di non essere più un alleato affidabile, tanto sul piano economico, quanto su quello del contributo che può dare alla sicurezza e alla stabilità dell’Europa e del mondo. Il governo Renzi però, sin dalla sua nascita, trovò un appoggio incondizionato dell’amministrazione USA che lo sostenne fino al tramonto, causato dalla bocciatura del referendum costituzionale. Ora c’è un Pd profondamente lacerato al suo interno, con incognite ancora da sciogliere. Gli americani evidentemente avevano indovinato la previsione.

Giulia Torlone

Aquilana di nascita, si è laureata in Italianistica e vive a Firenze. Ha lavorato nel settore della cooperazione internazionale occupandosi di ufficio stampa. Redattrice su temi di diritto alla cittadinanza e giustizia sociale, ha concentrato il suo lavoro sui Paesi del bacino del Mediterraneo.