Via il termine “nomadi” dagli atti del Comune di Roma. La comunità: “Non è un insulto”

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Il termine “nomadi” non comparirà più nelle comunicazioni istituzionali e negli atti amministrativi del comune di Roma e soprattutto nell nome dell’ufficio preposto alle politiche in favore dei migranti. A deciderlo il sindaco Ignazio Marino che ha firmato una circolare auspicando che “anche attraverso questa apparentemente semplice attenzione terminologica, possa essere testimoniata la considerazione che l’amministrazione capitolina rivolge a tutte le persone che vivono nel suo territorio”. Un atto simbolico che, secondo il primo cittadino della Capitale, potrebbe contribuire al superamento di ogni forma di discriminazione.
“Chiedo che d’ora in poi – ha scritto il sindaco in una circolare – che in luogo del riferimento al termine ‘nomadi’ sia più correttamente utilizzato quello di ‘Rom, Sinti e Caminanti”.
“Credo che uno dei fattori centrali per superare le discriminazioni sia quello culturale – ha dichiarato Marino – affinché l’approccio metodologico di tipo emergenziale possa essere abbandonato a favore di politiche capaci di perseguire l’obiettivo dell’integrazione”. In linea con il primo cittadino anche l’assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale, Rita Cutini che ha ribadito la volontà di perseguire l’inclusione sociale di Rom, Sinti e Caminanti secondo i quattro assi fondamentali di scuola, lavoro, salute e casa.
“Stiamo già lavorando per il superamento dei Campi, partendo da quelli grandi e decentrati, per il miglioramento delle condizioni di vita in quelli più piccoli e presenti dentro il raccordo anulare, per la stesura del Regolamento comunale. Sono progetti portati avanti con i Municipi, gli enti gestori e le associazioni di volontariato” ha ribadito l’assessore Cutini annunciando che prossimamente altre 16 famiglie saranno portate fuori dai Campi. Un impegno che coincide con la celebrazione della giornata internazionale dei Rom, Sinti, Caminanti.
Il Campidoglio si appresta pertanto a inserire una delle comunità più antiche risalente al panorama indoeuropeo la cui etimologia racchiude la peculiarità culturale di popolo dedito alla pastorizia ed alla vita gitana, all’interno di un contesto sociale lavorativo un po’ stridente con il background storico-culturale di questa comunità.
“La parola nomade non è un insulto, cancellare il nome è stato un errore storico e antropologico, il sindaco Marino ha sbagliato e deve ritirare la circolare” è la risposta alla decisione di Marino del presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso.
“La parola nomadi non è un insulto, loro non vogliono essere chiamati zingari” prosegue Converso che ricorda come l’unica delegazione che rappresenta i nomadi italiani non sia stata ricevuta, né interpellata dal sindaco.

Samantha De Martin

Samantha De Martin

È nata a Reggio Calabria. Dopo aver conseguito la maturità classica si è laureata in Scienze Umanistiche. Specializzata in Linguistica, ha maturato la passione per il giornalismo grazie ad uno stage nella redazione della rivista “Progress” scrivendo di cultura e viaggi. Ha collaborato con il quotidiano “Cinque giorni” occupandosi della cronaca di Roma. Nel 2008 la passione per la scrittura l’ha condotta alla pubblicazione del romanzo “Pantarei”, vincitore dei premi “Anassilaos” e “Calarco”.