Fabio Moda insieme al suo gruppo di ricerca

"Il contagio nell'uomopuò avvenire mangiandocarne di cervo infetta"

Fabio Moda, ricercatore Istituto Besta "Non escludiamo il salto di specie"

Fabio Moda è ricercatore dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, esperto nel campo delle malattie da prioni umane e animali. Collabora con l’Istituto veterinario di Oslo e con la University of Life Science. A Lumsanews  spiega le basi scientifiche che ci sono dietro il fenomeno dei  cervi zombie.

Cos’è la malattia da deperimento cronico del cervo, detta malattia del cervo zombie?

“Questa patologia fa parte di un gruppo di malattie denominate malattie da prioni. I prioni sono delle proteine che in alcuni casi acquisiscono delle proprietà tossiche. Sia uomini che animali le posseggono nel sistema nervoso centrale e per ragioni ancora non note può succedere che queste vadano incontro a un riadattamento della loro struttura, diventando tossiche e portano così all’insorgere della malattia”. 

Perché si paragona così tanto questa patologia al morbo della mucca pazza? 

“Il parallelismo nasce perché tutte e due sono malattie da prioni. Ma questa cosa succede anche nell’uomo, quindi le proteine prioniche presenti nel sistema nervoso centrale umano, possono andare incontro a questi cambiamenti conformazionali e diventare tossiche e quindi causare nell’uomo la malattia. La più nota è la malattia di Creutzfeldt-Jakob”. 

Quali sono i rischi per l’uomo?

“Il problema per gli esseri umani nasce dal fatto che, come nel caso della mucca pazza, il prione danneggiato migra, non rimane confinato solo nel sistema nervoso centrale ma va a colpire altri organi. L’efficienza di trasmissione del morbo, tuttavia, è storicamente molto bassa. Il morbo della mucca pazza è comparso alla fine degli anni ‘90 nel Regno Unito e quasi tutta la popolazione all’epoca è stata esposta alla malattia e ad oggi sono registrate poche centinaia di casi”. 

Si è molto parlato del timore di un possibile salto di specie della malattia del cervo zombie…

“È quello per cui stiamo studiando, perché non ci sono ancora evidenze. Sugli animali da laboratorio si sta verificando ma sono animali sperimentalmente infettati, a cui si dà artificialmente da mangiare alte dosi di questo prione quindi sono dei sistemi un po’ forzati. Certamente sarà utile a comprendere e approfondire qual è il potenziale di trasmissione di questa malattia. Ma l’animale non è l’uomo: attualmente non possiamo escludere assolutamente che si verifichino queste trasmissioni ma, per ora, non ci sono casi documentati”. 

Alla luce del contagio che sta colpendo il parco nazionale di Yellowstone, c’è la possibilità di una diffusione della stessa portata anche in Europa? 

“In questo momento, sulla scia di quanto è successo negli Stati Uniti, sono state messe in atto delle misure efficacissime di controllo e quando ci sono degli animali potenzialmente sospetti viene eradicata tutta la mandria. Ci sono delle misure di controllo efficacissime da un punto di vista di prevenzione dello spreading della malattia tra gli stessi animali e ovviamente ancora di più per quanto riguarda il controllo della parte alimentare”.

Quindi l’essere umano entra in contatto con la malattia mangiando la carne di cervi infetti?

“Esattamente. Non si trasmette per via aerea perché non è un virus. Gli animali si contagiano attraverso l’urina, il sangue o la saliva e il prione malato può rimanere nell’ambiente per lungo tempo senza perdere le sue proprietà infettive. Per l’uomo invece il problema è la carne di cervo che mangia. Tuttavia è importante non creare allarmismo perché ci sono delle misure di controllo e prevenzione molto efficaci. Certo, non escludiamo che ci possa essere la trasmissione”. 

Beatrice D'Ascenzi

Nata a Roma, mi laureo prima al Dams in Cinema, Televisione e Nuovi media e successivamente mi specializzo in Informazione Editoria e Giornalismo presso l’Università Roma Tre. Amo il cinema, la storia latino-americana e il giornalismo radiofonico, che spero riesca a placare la mia costante necessità di parlare. Di me dicono che sembro uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez.