“Il tutore volontarioè una grande intuizione ma ora la legge va rivista”

L’avvocato Paola Moreschini a Lumsanews “Assistenza da ripensare dopo il Covid”

Paola Moreschini, avvocato, esperta in diritto di Famiglia nazionale e Internazionale, dal 2017 tutrice legale di minori stranieri non accompagnati, ci ha parlato dell’esperienza del tutore, figura introdotta dalla Legge “Zampa” per garantire un futuro ai ragazzi migranti.

Qual è il ruolo del tutore volontario?

“La norma italiana è ottima, unica nel panorama europeo, e quella del tutore volontario è una grande intuizione. Ogni minore che arriva in Italia senza famiglia, infatti, deve essere accolto e messo in tutela, affidato ad una persona che lo aiuti nel reperire il permesso di soggiorno e che ne assuma la responsabilità genitoriale. I documenti per un msna sono fondamentali e a volte è molto complicato riuscire ad averli, perché spesso arrivano senza neppure un passaporto. La Legge inserisce un’idea di tutela che possa valorizzare anche i rapporti interpersonali, in cui il minore viene anche supportato nell’integrazione e nel percorso formativo. I tutori devono fare un corso di formazione e poi vengono iscritti agli elenchi dei Tribunali dei minori. Per questo servizio volontario e gratuito non sono richieste competenze particolari, ma la Legge così com’è non tiene conto di parecchie cose”.

Quali sono i limiti della normativa rispetto alla figura del tutore?

“L’idea che persone senza competenza tecnica sulle materie legali possano affrontare tutte le problematiche da soli è assolutamente da rivedere, perché questi compiti non possono essere delegati del tutto ai volontari. Molte persone coinvolte grazie al loro senso civico, davanti alle difficoltà incontrate in questi mesi, si sono tirate indietro. Purtroppo come tutori non siamo seguiti abbastanza e anche la pandemia ha avuto il suo ruolo. Io da avvocato ho messo in gioco le mie competenze professionali, ma alcune pratiche sono davvero complesse da risolvere per chi non ha conoscenze specifiche. L’altra difficoltà è sicuramente quella del supporto allo studio: i ragazzi vogliono lavorare e non è facile che comprendano l’importanza di prendere almeno una licenza media. Vengono per lo più da Paesi poveri e la loro idea è quella di venire e guadagnare al più presto soldi da rimandare a casa. Ma la formazione è necessaria se vogliono trovare quel lavoro che gli garantirà un permesso di soggiorno compiuti i diciotto anni. L’altro obiettivo di questa Legge è strappare i ragazzi alla criminalità organizzata e inserirli in un percorso che li aiuti nella costruzione di un futuro”.

Paola Moreschini, avvocato e tutor legale Msna

 Qual è la sua esperienza?

“Sono stata tutrice di due ragazzi tunisini, un egiziano, un bengalese e un cileno. Quest’ultimo era in carcere perché accusato di un reato ed era molto più complesso andarlo a trovare e seguire i procedimenti per provare a farlo uscire. Un tutore deve capire se ci sono problematiche legate alla tratta, prendersi la responsabilità di denunciare atti di violenza, andare a fondo in questioni spinose che riguardano il minore. Per questo bisogna adeguare la Legge ai cambiamenti. Nel mio servizio la cooperativa Civico Zero è stata molto importante: si occupano di minori da molto tempo e hanno un contatto costante con i tutori”.

I casi più complessi?

“Capitano spesso anche casi di rimpatrio. Alcuni ragazzi non reggono le violenze subite nel viaggio né la solitudine, e quando arrivano vogliono tornare indietro. In quel caso il tutore deve provare a ricongiungere il minore con i familiari. Accade anche che il ragazzo rimpatriato non venga accettato dalla famiglia, perché i genitori lo avevano mandato in Europa per portare soldi a casa. Si tratta di una sofferenza inimmaginabile. Spesso vanno fuori di testa, molti scappano e non si rendono più reperibili. A volte accade che incontrino dei connazionali che li coinvolgono nella manovalanza criminale. Tutto questo sfata il mito dell’integrazione come “fatto semplice”. Dopo la pandemia tutto il mondo che ruota attorno ai servizi sociali dovrà adeguarsi alle nuove sfide”.