HomeEconomia Italia prima per i neet, giovani che non studiano e non lavorano

Italia prima per i neet
i giovani non studiano
e non cercano lavoro

Sono il doppio rispetto alla media Ue

la maggior parte risiede nel Sud Italia

di Alessandro Rosi10 Ottobre 2019
10 Ottobre 2019

L’acronimo Neet (Neither in Employment nor in Education or Training) è inglese, ma il primato dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione in Europa è tutto italiano. Nel complesso, nel nostro Paese, i neet nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni sono due milioni e 116mila. In percentuale, rappresentano il 23,4% dei giovani della stessa età presenti sul territorio, rispetto a una media Ue del 12,9%.

Il risultato emerge dall’ultimo studio dell’Unicef, ‘Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio’, che individua nel Meridione la zona più colpita. Nel Nord Italia i neet sono infatti il 15,5%, nel Centro il 19,5%, mentre nel Sud si arriva al 34%. Tra le regioni, al primo posto figura la Sicilia, con un’incidenza del 38,6% della popolazione, a seguire la Calabria (36,2%) e la Campania (35,9%).

Sotto il profilo dell’età, il 47% dei neet si colloca tra i 25 e i 29 anni, il 38% tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta tra i 15 e i 19 anni. Lo studio dell’Unicef è stato realizzato sugli ultimi dati Istat del 2018 ed evidenzia che la maggior parte di questa tipologia di giovani ha anche conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49%), a fronte però di un 40% con un livello di istruzione più basso e di appena un 11% di laureati.

Una situazione che fa riflettere, soprattutto se si considera l’ultimo studio Invalsi sulla “dispersione scolastica implicita”, firmato da Roberto Ricci. Il 7,1% di ragazzi, pur avendo in tasca un diploma di scuola superiore, non è in grado di capire un libretto di istruzioni di media difficoltà. E negli ultimi due anni, complice la crisi, i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola prima del traguardo finale sono tornati a crescere, attestandosi sopra il 14 per cento. Siamo quartultimi in Europa. Peggio di noi fanno soltanto Romania, Malta e Spagna.

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