Un momento della seduta di ieri alla Camera, al centro il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Giustizia Carlo Nordio | Foto Ansa

La Camera approva la "Legge bavaglio""Libertà di stampa limitata"

Fnsi: "Mattarella non firmi la legge" De Raho: "Siamo al medioevo dei diritti"

L’opposizione l’ha già definita “Legge bavaglio”. La maggioranza, appoggiata anche da Azione e Italia Viva, sostiene invece che si tratti di una norma fondamentale per tutelare la presunzione d’innocenza e la privacy dell’indagato. Divisioni nette, venute a galla ieri sera, dopo che nell’aula della Camera è stato dato il via libera all’emendamento del deputato di Azione, Enrico Costa. La nuova legge, proposta dal centrista e approvata con 160 voti favorevoli e 70 contrari, introduce il divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza di custodia cautelare, fino all’udienza preliminare.

Dentro l’atto con cui i giudici formalizzano una misura cautelare, su richiesta dei pubblici ministeri, c’è una lunghissima storia, fatta di arresti, interrogatori, intercettazioni, perquisizioni, nomi di chi finisce dentro e di chi è solo indagato. D’ora in poi, tutto questo non sarà pubblicabile. Così, la cronaca giudiziaria potrebbe perdere la sua “carta” più importante.

L’ira delle opposizioni, De Raho: “Governo che ci riporta nel medioevo dei diritti”

Una misura che invece è stata definita dall’opposizione “un bavaglio”. Durissimo l’ex procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi deputato di M5S. “La misura cautelare non è fondata sulla colpevolezza, ma sugli indizi. Quindi la presunzione d’innocenza è tutelata”, afferma. “Perché non si vuole rendere pubblico che esistono persone corrotte e appartenenti alla borghesia mafiosa?”, aggiunge, concludendo poi con un attacco all’esecutivo: “Così si impedisce il diritto all’informazione garantito dalla Costituzione. È la giustizia classista del governo Meloni, che riporta l’Italia nel medioevo dei diritti”. 

La Federazione nazionale della stampa italiana si schiera contro il provvedimento approvato alla Camera. “Domani la Fnsi non sarà alla conferenza stampa di fine anno della premier Meloni e convocherà una giunta straordinaria per organizzare la mobilitazione della categoria”, ha affermato Alessandra Costante, segretaria generale di Fnsi. “Chiediamo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha sottolineato Costante – di non firmare una legge che potrebbe essere fonte di immani distorsioni dei diritti”.

Più tutela per gli indagati, meno per la stampa e la libertà di informazione

Nel 2017, nell’ambito della legge sulle intercettazioni, l’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando rese pubblicabile l’ordinanza. Fu una vittoria per la stampa, che trovò tuttavia l’opposizione immediata da parte dei garantisti. Pochi anni dopo, con l’avvento del Guardasigilli Carlo Nordio, il governo Meloni ha deciso di rendere segreta l’ordinanza, partendo dalle intercettazioni. L’emendamento del centrista Costa potrebbe rappresentare una svolta storica: un passo avanti verso una maggiore tutela – forse – per le persone oggetto di indagini, ma anche molti passi indietro per la stampa e per la libertà di informare ed essere informati.

Antonino Casadonte

Mi chiamo Antonino Casadonte e vengo da Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Lingue, Letterature comparate e Traduzione interculturale all'Università di Perugia. Oltre ad essere un esperto di lingue, letterature e culture, sono un grande appassionato di giornalismo e di calcio. Per questo motivo, nel futuro sogno di coniugare le mie due passioni e di diventare giornalista sportivo.