Liste pulite: legge in vigore entro gennaio. Stop per i condannati oltre ai 2 anni

Conto alla rovescia per l’approvazione del decreto legislativo sulle nuove norme dell’incandidabilità dei condannati. Il divieto di candidarsi per i condannati, secondo le bozze, durerà il doppio del tempo della condanna subita.

Le nuove regole sulle candidature del governo Monti fissano il principio dell’ incandidabilità a cariche elettive e di governo per chi è stato condannato con sentenza definitiva ad una pena minima detentiva di due anni, con tanto di decadenza immediata dell’eletto qualora il divieto di candidatura non fosse rispettato.
Preannunciato ieri al Quirinale dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, al testo mancano le ultime limature per essere poi trasmesso alla Presidenza del Consiglio e quindi al Premier Mario Monti, momentaneamente impegnato in un vertice Asia-Ue. Come da legge, il Parlamento avrà sessanta giorni per esprimere il parere da parte delle commissioni competenti, in questo caso Affari Costituzionali e Giustizia. Quindi, in forza della delega ricevuta, il provvedimento denominato “liste pulite” entrerà in vigore. Conti alla mano, si arriverà ai primi di gennaio, termine massimo per la consegna al Viminale delle candidature relative alle regionali in Lombardia, Lazio e Molise.
Lo stop a qualsiasi candidatura rappresentativa varrà per un ampio ventaglio di reati gravi: tra questi quelli contro la pubblica amministrazione, le persone e di grave allarme sociale. In particolare, il divieto scatterà per condanne definitive per corruzione, concussione, peculato, malversazione, associazione a delinquere, associazione mafiosa, contraffazione, contrabbando e tutti i reati commessi con finalità di terrorismo. L’obiettivo della legge è quello indicato ieri dalla titolare del Viminale: arrivare alle prossime elezioni con una legge che impedisca di ritrovare tra le liste candidati pregiudicati. Per scattare il divieto di candidatura, tuttavia, la sentenza deve essere passata in giudicato, oppure non deve essere stata appellata dal condannato. L’unica deroga a questa regola riguarda i componenti delle commissioni pubbliche responsabili della gestione delle risorse finanziarie o dell’assegnazione di appalti pubblici: per questi il divieto vale anche se la sentenza non è ancora definitiva.
La legge delega contenuta nel ddl anticorruzione prevede che il governo adottasse “entro un anno … un decreto legislativo recante un testo unico della normativa in materia di incandidabilità …”. Gli incandidabili sarebbero quindi i condannati per una pena fino a due anni di carcere, senza distinzione di reati. Proprio su questo capitolo emerge il problema più rilevante, che ha già suscitato qualche polemica: per ora il reato di prostituzione minorile (caso Ruby) non è compreso tra quelli che comportano l’incandidabilità.  In ogni caso, sempre secondo la bozza, l’incandidabilità non sarà eterna, ma commisurata in base alla pena inflitta per i reati commessi. Il minimo, comunque, sarà quello di una legislatura. Allo stato occupano i seggi del Parlamento cento deputati tra indagati, condannati o prescritti.

 di Marina Bonifacio