"Fra millennial e politicac'è un rapporto da ricucirein un paese che invecchia"

Così parla a Lumsanews Gianluca Comin esperto di comunicazione e consulente

Se dovesse scegliere la strategia social più efficace a quale partito penserebbe?

“Sicuramente la Lega di Salvini ha cominciato un lavoro a lungo termine già qualche anno fa, che ha permesso ad uno dei partiti italiani più “longevi” di diventare dominante sui social media e di sdoganare un linguaggio che è quello utilizzato dalle persone comuni.”

E gli altri partiti invece?

“È risaputo quanto il Movimento Cinque Stelle sia capace di mobilitare i suoi utenti fidelizzati anche nell’attacco agli altri schieramenti, connotati ormai da una vera e propria cifra stilistica entrata nell’immaginario collettivo. Ho invece notato un rinnovamento totale delle pagine di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi, fino ad ora piuttosto timidi sui social media. Liberi e Uguali sta cercando di rendere il più “comunicativo” possibile un leader molto istituzionale, e se vogliamo anche un po’ ingessato, come il Presidente Pietro Grasso, vedremo con quale successo. Il Partito Democratico sconta il fatto di dover raccontare il lavoro fatto al governo, quando l’ambiente social è invece solitamente molto oppositivo: è apprezzabile tuttavia la pulizia stilistica con la quale hanno uniformato la loro comunicazione su tutti i diversi canali.”

Se dovesse invece citare gli sbagli più frequenti fatti in termini di strategie di marketing elettorale online?

“Le gaffe, gli errori, gli strafalcioni che possono accadere sui social sono diversi, letteralmente di tutti i tipi, e molto spesso hanno davvero poco a che fare con la stessa comunicazione digitale. Un epic fail su Facebook è dannosissimo anche e soprattutto quando viene ripreso sui media tradizionali, raggiungendo un pubblico meno tecnologico che magari non avrebbe mai saputo di questo passo falso. Quello che tutti coloro che comunicano sui social devono tenere bene in mente per evitare errori marchiani è l’autenticità del messaggio e del linguaggio che utilizzano, affinché non si discosti troppo da quello che utilizzano fuori, o in televisione. I politici e i partiti, poi, non devono utilizzare le loro pagine per autocelebrarsi troppo, ma per raccontare con semplicità cosa fanno, e con un obiettivo preciso: social engagement.”

Secondo lei, quanto le campagne online sono volte ad acchiappare i voti dei neo-elettori o millennial?

“I millennial, soprattutto i ragazzi al primo voto, vivono il social come un’estensione di loro stessi, e la distinzione tra reale e virtuale è ormai sempre meno netta. E questa presenza capillare dei giovani sulla rete fa sì che i partiti stiano quantomeno provando ad escogitare delle campagne online dedicate. Sarà interessante vedere se avranno successo, anche analizzando dopo il 4 marzo le percentuali di elettori più giovani intercettati da ogni schieramento. Non è una novità invece che molti giovani si facciano affascinare da immagini forti, narrazioni estreme e monocolore della realtà, ma un tempo ce n’erano anche molti che erano attivi nei partiti più “di sistema”. Quello tra millennial e politica è sicuramente un rapporto da ricucire: non sarà facile in un Paese che, per forza di cose, diventa sempre più anziano.”

ll ruolo di Instagram: pensa che la comunicazione dei partiti sappia cogliere questa opportunità per arrivare ai più giovani?

“L’uso dell’immagine è un asset essenziale per la comunicazione politica e un social media leggero, tutto concentrato sul visuale, com’è appunto Instagram, permette alla politica di trasferire immagini forti e costruire un immaginario condiviso, utilizzando materiali che una volta non sarebbe stato possibile diffondere così capillarmente. Non bisogna sottovalutare l’enorme crescita che Instagram ha avuto nel nostro Paese: secondo il Censis gli italiani che lo utilizzano costantemente sono passati dal 9,5% al 21%.  È importante capire che per coinvolgere i giovani non basta presidiare un ambiente virtuale in cui i giovani sono presenti, ma è necessario farlo con cognizione di causa.”

Un esempio?

“Quando Matteo Renzi si è fatto ritrarre mentre cantava una canzone pop sul treno del Pd (“La musica non c’è” dell’emergente Coez, ndr) sicuramente si è fatto notare per la sfrontatezza e la capacità di “bucare lo schermo”. Non basta certo per crescere nei sondaggi, ma può essere un utile volano per dare una scossa alla propria immagine.”

Alessio Foderi

Nato a Orbetello nel 1994, cresce nella Maremma Toscana e si trasferisce a Pisa, per frequentare l’università dove, dopo aver trascorso un periodo a Londra, si laurea in traduzione e interpretariato nel Luglio 2016. Oltre le lingue, coltiva molte passioni come la fotografia e il cinema: curioso e determinato, dal 2014 inizia a collaborare con RadioEco.it, prima come blogger e poi come speaker della trasmissione settimanale “Associazioni d’Idee”. Adesso alla Lumsa per inseguire una passione e realizzare un sogno.