Napolitano a San Vittore: “Il decoro delle carceri è l’onore dell’Italia”

MILANO – “Nessuno può negare che siamo in una situazione di emergenza”, che la “mortificante” sentenza della Corte europea che condanna l’Italia per il degrado delle carceri è fondata: bisogna agire perché “sono in gioco il prestigio e l’onore dell’Italia”. Sono queste le parole nette del presidente Napolitano, pronunciate ieri nella prima visita di un Capo di Stato in un istituto penitenziario.
Giudizi secchi e taglienti quelli del presidente della Repubblica che investono un’intera classe politica che non è riuscita a porre rimedio allo scandalo del sovraffollamento delle prigioni italiane.
San Vittore è uno dei simboli della situazione di estremo sovraffollamento in cui versano le carceri italiane: quasi 1.600 detenuti in una struttura nata per ospitarne 800, il cui 63 per cento non sono italiani.
Il presidente si è anche fatto aprire una cella per toccare con mano le condizioni nelle quali scontano la pena gli oltre 65mila detenuti italiani. “La mancata attuazione delle regole penitenziarie europee conferma la perdurante incapacità del nostro Stato a realizzare un sistema rispettoso del dettato dell’articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena e sul senso di umanità”, ha detto Napolitano in un discorso dentro l’istituto milanese. Il capo dello Stato ha riconosciuto che i suoi tanti appelli a cambiare le cose, a permettere pene alternative con il coinvolgimento della società e delle imprese, sono caduti nel vuoto. E per questo si appella al futuro prossimo: “Il tema delle carceri, del loro estremo sovraffollamento, deve essere valutato da qualsiasi parte politica con serenità, senza pregiudiziali liquidatorie”, ha premesso.

Il problema delle carceri è comunque una questione complessa che coinvolge varie amministrazioni; l’edilizia carceraria è ferma ed improduttiva da decenni con il risultato che i penitenziari esistenti sono inadeguati a recepire l’enorme numero di detenuti, rei di condotte ritenute penalmente rilevanti da una normazione spesso inadeguata. Il corpo della Polizia penitenziaria, già degli Agenti di Custodia fino al 1990, ha un deficit di organico di almeno 7mila uomini e riceve dal ministero di Grazia e Giustizia fondi in misura sempre calante.
La questione della pena detentiva, ha proseguito Napolitano, deve essere ben presente “a tutte le forze politiche e anche ai cittadini-elettori nel momento in cui il nostro popolo è chiamato a eleggere un nuovo parlamento”. “Ma quando faccio un appello o un richiamo è come se mandassi un messaggio in una bottiglia che non so dove arriverà”, ha concluso non mostrando troppa fiducia nella capacità delle forze politiche di comprendere la gravità del problema-carceri. Questo anche se sia Mario Monti sia il Pd oggi sono intervenuti sul dramma delle prigioni italiane: “La coscienza degli italiani si deve rendere conto che ci vogliono misure straordinarie per affrontare il tema delle carceri” perché “quello delle carceri credo sia uno dei problemi più gravi dell’Italia”, ha detto il professore in un comizio.
L’amarezza mista a impotenza del presidente si misura anche all’esterno del carcere, in uno scambio di battute con un drappello di radicali che sin dalla mattina urlavano la loro indignazione chiedendo l’amnistia. “Se mai fosse arrivato un provvedimento di amnistia lo avrei firmato, non una, ma dieci volte”, ha replicato Napolitano al radicale Marco Cappato al termine di una visita che lo ha commosso.

Marco Potenziani