“Non chiamatela vendettaIo non ho fatto nullaper meritarmi questo”

Anna vittima di violenza digitale racconta la sua storia a Lumsanews

Anna (nome di fantasia) frequentava l’ultimo anno di liceo quando il suo ex ha condiviso un video intimo a sua insaputa. La sua vita da quel momento è cambiata e le conseguenze di quella violenza pesano ancora oggi sulla sua vita quotidiana. A Lumsanews racconta la sua storia.

Anna, potresti raccontarci la tua esperienza? Come sei venuta a conoscenza della diffusione del video?

“Era il mio ultimo anno di liceo, mi ero lasciata da poco con il mio ragazzo. Stavamo insieme da tre anni ma io non ero più sicura del nostro rapporto e quindi avevo deciso di lasciarlo. Due settimane dopo, una domenica mattina, mi ha chiamato la mia migliore amica: era nel panico, non sapeva come dirmi questa cosa. Io mi ero appena svegliata e pensavo scherzasse, poi ho aperto la chat di Facebook e ho visto tutti quei messaggi. Il mio ex aveva inviato su vari gruppi Facebook e WhatsApp, tra cui il gruppo della classe con tutti i professori, un video di un nostro rapporto sessuale. Io non sapevo neanche lo avesse girato”.

Come hai reagito alla cosa?

“Non sapevo come comportarmi, era il 2017, non c’era ancora la legge di adesso e poi non volevo dirlo ai miei. Soprattutto a mio padre. Mi vergognavo tantissimo. Sono cose che pensi succedono sempre agli altri. La mia poi non è una città molto grande e il mio non era il primo video ad essere diffuso. Cose del genere le vedono tutti e non se le scordano più”. 

E come hai deciso poi di denunciare?

“La mia migliore amica l’ha detto a sua madre e lei mi ha convinto a parlarne con i miei. Ero tanto preoccupata, soprattutto di parlare con mio padre ma alla fine alla polizia ci sono andata con lui, era molto scosso ma mi è rimasto accanto più di chiunque altro. Per mia madre invece è stato più difficile, non mi ha parlato per mesi”.

Posso chiederti perché?

“Dal suo punto di vista il mio ex aveva sbagliato, ma io dovevo stare più attenta. Forse pensava che fosse una cosa che in fondo volevo anche io, ma io davvero non avevo idea che quel video esistesse. Poi ha visto come la situazione mi ha ridotto e ha capito che il suo atteggiamento non aiutava”.

Cosa ti ha aiutato a superare questa situazione?

“Sicuramente cambiare istituto e poi iniziare un percorso di psicoterapia. Diciamo che questa situazione ha avuto delle ripercussioni abbastanza importanti su di me sia in quel periodo che oggi. Avevo praticamente smesso di andare a scuola e ovunque andassi mi sentivo osservata, come se tutti sapessero quello che era successo. Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico. Devo dire che quando ho cambiato città per fare l’università ho come ripreso fiato. Mia sorella continua a dire che sto scappando ma io lo so che per la gente del mio paese resterò sempre quella del video. Avevo bisogno di ricominciare”.

Pensi che se all’epoca ci fosse stata la legge che c’è oggi sarebbe stato diverso per te da un punto di vista legale ed emotivo?

“Penso che legalmente sarei stata più tutelata. Io ero già maggiorenne e non poteva neanche essere più considerata pedopornografia ma mi sono sentita molto sola e poco tutelata. Psicologicamente non credo, è una cosa per cui nessuno crede alle vittime. Basta pensare a come chiamano il reato…Perché revenge porn? Che vendetta è? Io che ho fatto di male?”

Quello che hai subìto ha cambiato il tuo modo di vivere il rapporto con gli altri?

“Assolutamente si. Un po’ perché non è facile aprirsi emotivamente e raccontare quello che mi è successo, un po’ perché mi sono resa conto che è una cosa che potrebbe fare chiunque. Il ragazzo che ha condiviso il mio video sembrava il ragazzo perfetto. Sempre gentilissimo, mi riempiva di attenzioni, è stata la persona che mi è stata più vicina durante gli anni del liceo. Non è il tipo di ragazzo che pensi faccia queste cose. Ora non riesco a fidarmi tanto delle persone”.  

 

Beatrice D'Ascenzi

Nata a Roma, mi laureo prima al Dams in Cinema, Televisione e Nuovi media e successivamente mi specializzo in Informazione Editoria e Giornalismo presso l’Università Roma Tre. Amo il cinema, la storia latino-americana e il giornalismo radiofonico, che spero riesca a placare la mia costante necessità di parlare. Di me dicono che sembro uscita da un romanzo di Gabriel García Márquez.