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Omicidi di Bologna e Milano, si riapre il dibattito sul problema di rimpatri e sicurezza

di Clara Lacorte07 Gennaio 2026
07 Gennaio 2026
Alessandro Ambrosio e Aurora Livoli

Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni ucciso con un coltello e Aurora Livoli, studentessa 19enne trovata morta nel cortile di un palazzo a Milano | Foto ANSA

BOLOGNA — Con l’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni ucciso a coltellate nella stazione di Bologna, e quello di Aurora Tivoli, la studentessa 19enne trovata senza vita in un cortile a Milano, si riaccendono le polemiche sui mancati rimpatri nel nostro Paese e la sicurezza delle città. In entrambi i casi, infatti, i sospettati erano soggetti con precedenti, già noti alle autorità e teoricamente destinati all’espulsione, ma rimasti liberi di circolare.  

Il caso di Bologna, l’omicidio di Alessandro Ambrosio 

Alessandro Ambrosio è stato colpito all’addome e ucciso la sera del 5 gennaio 2026 nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna, un’area riservata ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Secondo le ricostruzioni effettuate usando i video delle telecamere di sorveglianza l’aggressore — il 36enne croato Marin Jelenik — avrebbe pedinato la vittima per cinque minuti prima di colpirla a morte. Jelenik aveva già precedenti per porto d’armi da taglio, ubriachezza molesta, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Subito dopo l’omicidio, Jelenik ha provato a fuggire verso Brescia, ma senza successo. Una fuga finita a Desenzano del Garda, davanti alla stazione ferroviaria, bloccato dalla polizia.  Intanto, la Procura di Bologna contesta al momento l’omicidio con due aggravanti a Jelenic. La prima è l’aver agito per motivi abietti, la seconda è l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie

L’omicidio di Aurora Tivoli, Velazco espulso due volte

Il corpo di Aurora Tivoli, studentessa di 19 anni, è stato ritrovato senza vita la mattina del 29 dicembre a Milano, nel cortile di un condominio con segni di violenza su collo e polsi. La svolta nelle indagini, arrivata grazie ai filmati di videosorveglianza della metropolitana, hanno ripreso la giovane in compagnia di un uomo di 57 anni, il cittadino peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco. L’uomo, che ha numerosi alias e precedenti pesanti per rapina aggravata e violenza sessuale, era già stato destinatario di ben due provvedimenti di espulsione mai eseguiti, risultando irregolare sul territorio nazionale. Inoltre, poche ore prima della morte di Aurora, Velazco aveva tentato una rapina violenta ai danni di un’altra diciannovenne nella stazione M2 di Cimiano, cercando di trascinarla in un angolo della banchina.

La spinosa questione dei rimpatri 

I due casi sollevano polemiche e dubbi circa la gestione degli stranieri pericolosi in Italia e dei rimpatri. Il sistema si scontra, infatti, con tre barriere. La prima di tipo burocratico: quando un soggetto come Velazco riceve un decreto di espulsione, se non c’è posto in un Cpr l’autorità può emettere solo un “ordine di allontanamento”. Il secondo punto riguarda l’inefficacia del cosiddetto “foglio di via”, con il quale il questore intima al soggetto di lasciare il Paese entro sette giorni ma, nell’effettivo, non vi è nessuno che si assicuri che questo passaggio avvenga correttamente. E, infine, la mancanza di accordi con i Paesi di origine, in Italia praticamente inesistenti e che rendono ancora più difficili i rimpatri.  

I sindacati: “Salvini si preoccupi di rendere sicure le stazioni”

Sull’omicidio di Bologna si sono espressi anche i sindacati, a partire dalla Cgil, di cui Alessandro Ambrosio era tesserato. “Abbiamo fatto ripetute segnalazioni” dice in una nota il sindacato provinciale che attacca il ministro Matteo Salvini: “Anziché pensare a finanziare con paccate di miliardi opere inutili come il ponte sullo Stretto, il governo e Salvini mettano subito risorse e mezzi per rendere più sicure le aree delle stazioni”. 

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